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domenica 9 giugno 2019

ACETO DEI QUATTRO LADRONI

ACETO DEI 4 LADRONI



Si narra che l'origine dell'aceto dei quattro ladroni risalga ai tempi della peste a Tolosa che dal 1628 al 1631 provocò oltre 50.000 morti. Durante quel periodo alcuni ladri riuscivano a derubare morti e morenti senza essere contagiati. Catturati, con la falsa promessa di una morte più rapida, rivelarono il loro segreto: un aceto medicamentoso che bevevano e con cui si cospargevano il corpo.

Considerata l'efficacia, durante la peste che colpì Marsiglia nel 1720 sulle mura della città ne venne appesa ai muri una ricetta:
«Si prendano tre pinte di aceto di vino bianco forte, si aggiunga una manciata di assenzio, una di olmaria, una cinquantina di chiodi di garofano, due once di radici di campanula due once di angelica, rosmarino e marrubio e tre grandi misure di canfora. Mettere il composto in un contenitore per quindici giorni, filtrare e mettere poi in bottiglia. Sfregare su mani, orecchie e tempie di volta in volta quando si avvicina un appestato» (Musée du vieux Marseille)

Le proprietà di queste preparazioni erano già note ai tempi di Ippocrate, ma la combinazione delle erbe di questo particolare aceto gli garantì l'inserimento nella Farmacopea del Corpo Medico francese fino all'avvento della medicina moderna come efficace e potente antisettico.
Oltre all'utilizzo di timo, salvia, rosmarino e lavanda della ricetta orginale, nel tempo la preparazione è stata modificata e talvolta arricchita, per cui ne esistono diverse varianti. 




rosmarino, salvia, lavanda, timo e aglio - ACETO DEI QUATTRO LADRONI


Una di queste, nella variante aceto di vino bianco o aceto di mele:

- 1 litro di aceto
- 1 cucchiaio di timo tritato 
- 1 cucchiaio di salvia tritata
- 1 cucchiaio di rosmarino tritato
- 1 cucchiaio di foglie di lavanda tritate
- 1 spicchio d'aglio schiacciato (facoltativo a seconda dell'utilizzo- es. bucato e pulizie)
- 1 pezzo di zenzero (facoltativo)

(le erbe possono essere tagliuzzate con una forbice)

Mettere il tutto in un contenitore di vetro e lasciare macerare 7-15  gg al buio scuotendo una volta al giorno. Quindi filtrare e conservare al buio.

UTILIZZI
L'aceto dei quattro ladroni racchude ed unisce le proprietà delle piante e dell'aceto. Gli utilizzi sono molteplici. tra questi:
- puro come normale aceto per condire (il sapore della lavanda è quello che maggiormente spicca)
- diluito per gargarismi
- 1 cucchiaino diluito in un bicchiere d'acqua tre volte al giorno come curativo per malattie virali
- mezzo bicchiere in 2 litri di acqua per pediluvi
- puro o diluito per pulizie della  casa e per il bucato (soprattutto in presenza di animali) 
- con la base di aceto di mele, diluito, nel risciacquo,  sul pelo dei cani come antiparassitario





mercoledì 6 marzo 2019

QUANDO SPARIRANNO LE API ALL'UMANITA' RESTERANNO QUATTRO ANNI DI VITA

 
immagine www.triesteprima.it


“Quando spariranno le api all’umanità resteranno quattro anni di vita” una frase attrbuita ad Albert Einstein: una realtà che si spera non conosceremo mai!


Oggi social e media riportano la notizia che è in corso da parte delCorpo forestale regionale l'esecuzione di decreti di sequestropreventivo di una serie di terreni in vari comuni dellaprovincia di Udine con l'inibizione per l'anno 2019 allacoltivazione di mais conciato con qualsiasi principio attivotossico per le api. I provvedimenti sono stati emessi dai gip del tribunale diUdine su richiesta della Procura nell'ambito di un'inchiestacondotta dal pm Viviana Del Tedesco che ipotizza il reato diinquinamento ambientale per l'uso nella semina di mais di unfitofarmaco - consentito dalla legge - impiegato però in manieradifforme dalle prescrizioni di sicurezza. L'indagine si è sviluppata dopo la segnalazione da partedegli apicoltori di fenomeni di spopolamento e moria delle apida miele.(ANSA).

marzo 2019

“Api sterminate con pesticida altamente tossico”: 400 agricoltori indagati per inquinamento ambientale a Udine



Moria delle api, sequestrati campi di mais con principio attivo tossico -E' in corso da stamattina un'operazione del Corpo forestaleregionale. Nel mirino della Procura l'impiego di un fitofarmaco inmaniera difforme dalle prescrizioni da osservare

 

Moria delle api, sequestrati campi in Friuli






 

BENE, BENISSIMO! Qualcuno si è reso conto del problema ed ha potuto agire perchè c'erano i termini per poterlo fare (uso eccessivo dei prodotti), ma, a parte che si spera che non finisca nuovamente "a tarallucci e vino" come lo scorso anno, prima di esultare per questo sequestro e insultare gli agricoltori in questione, siamo sicuri di conoscere come stanno le cose in Italia? Siamo sicuri che quando non vi sono denunce è perchè tutto va bene? Siamo sicuri che l'utilizzo secondo i termini di legge siano innocui e che questi termini siano stati messi in modo corretto a nostra tutela? 

Se mi faccio una tisana della sostanza "x", attenta a non utilizzarla nella quantità mortale, non è che questa diventa meno velenosa.

 

 

"Le sementi conciate con agrofarmaci devono essere gestite in modo appropriato, seguendo le buone pratiche agricole, per ridurre al minimo l’esposizione dell’operatore, di chi lo circonda e dell’ambiente."


"Per una corretta gestione delle sementi conciate da parte degli operatori è necessario l’utilizzo dei più adeguati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) quali, ad esempio, guanti, occhiali di protezione, scarpe antinfortunistiche, ecc. durante le operazioni di manipolazione del seme"

 

 

2018

VIDEO - Un centinaio gli agricoltori sotto inchiesta per la moria delle api - Accusati di utilizzare nella produzione di mais fitofarmaci con sostanze nocive agli insetti


 

 Una serie di patteggiamenti in tribunale a Udine nell'ambito dell'inchiesta della Procura della Repubblica che ipotizzava il reato di inquinamento ambientale nei confronti di una ventina di agricoltori friulani  in seguito alla moria di api riscontrata fra marzo e giugno 2016. Moria legata all'utilizzo di prodotti fitosanitari contenenti principi attivi ritenuti dannosi per gli insetti.Gli agricoltori hanno concordato una pena a 7 mesi e 16 giorni di reclusione e 3.800 euro di multa a testa; il giudice per le indagini preliminari ha concesso a tutti gli imputati il beneficio della sospensione condizionale della pena, ordinando il dissequestro dei terreni, la confisca e la distruzione delle sementi e dei vegetali contaminati. Gli agricoltori hanno inoltre consegnato 31.500 euro al Consorzio apicoltori della provincia di Udine.

 

 

 

 



e non solo...

Truffa degli agronomi, coinvolte quasi 400 aziende del Friuli Venezia Giulia

Truffa alla Regione della "banda degli agronomi", sequestrati 350mila euroPercepivano fondi pubblici dall'ente per falsi corsi di aggiornamento e consulenze fantasma. Coinvolte, a loro insaputa, quasi 400 imprese agricole

 

 

da ricordare
API - LA UE DICE NO AI NICOTINOIDI


 

ASSOSEMENTI: la concia delle sementi fondamentale per la coltivazione del mais in Friuli-Venezia Giulia -

 

Sementi non trattate o modificate è possibile?


Il seme certificato, come dice il nome, è certificato dal Crea-Dc (Centro di Ricerca difesa e sperimentazione), un ente pubblico vigilato dal Mipaaft che esegue ispezioni nei campi destinati alla moltiplicazione delle sementi per controllare che le piante non presentino patologie o infestanti nella granella e che soddisfino i requisiti di distinguibilità e uniformità. La semente così ottenuta viene poi conciata industrialmente per garantire protezione fin dalla messa in dimora.
Le sementi autoprodotte invece provengono dal raccolto dell'anno precedente dell'agricoltore e vengono vagliate nell'azienda agricola, per escludere cariossidi danneggiate e semi di infestanti. Anche la concia avviene, nella maggior parte dei casi, con metodi non industriali e la qualità dello stoccaggio varia da azienda ad azienda, a seconda delle possibilità e della sensibilità dell'agricoltore.

Secondo, la legge. La vendita, l'acquisto e lo scambio di seme non certificato è illegale. Tutte le sementi delle principali specie agrarie commercializzate devono essere ufficialmente certificate. Per quanto riguarda il riutilizzo del seme di varietà tutelate bisogna distinguere tra il piccolo e il grande agricoltore. Per il secondo, il reimpiego delle sementi delle principali specie tutelate da privativa europea comporta il pagamento di royalties ridotte ai detentori della privativa, mentre nel caso di privative nazionali il reimpiego non è previsto.

 


 catalogo sygenta - concianti


      

domenica 3 marzo 2019

WORLD WILDLIFE DAY




WORL WILDLIFE DAY 2019



Nel 2014 l'Onu, attraverso il programma ambientale Unep, ha proclamato ufficialmente il 3 marzo come la Giornata Mondiale della Natura, in onore della flora e della fauna da proteggere.




 L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha indetto la celebrazione del 3 marzo per sensibilizzare sul Valore Natura, ovvero, quanto specie animali e vegetali selvatici contribuiscono allo sviluppo sostenibile e al benessere umano.

La giornata dedicata alla vita selvatica  ha lo scopo di sensibilizzare gli uomini di tutto il mondo nei confronti non solo della fauna selvatica, ma anche della flora, entrambe minacciate dall’azione devastatrice dell’uomo.


 "Una volta perduta - avverte il Rapporto Fao - la biodiversità alimentare e agricola non può essere recuperata".


SITUAZIONE IN ITALIA

Per quanto riguarda le specie selvatiche, caccia a parte, la fauna ha come nemico principale l'agricoltura moderna. Condanne a morte di taluni insetti, uccelli e mammiferi, visti talvolta come nemici, potrà sembrare di poco conto, ma il primo e più evidente risultato è il proliferare di altre specie ancor più dannose in un'equilibrio perso.



Il WORLD WILDLIFE DAY, in Italia IL GIORNO DELLA FAUNA SELVATICA, ha ogni anno un tema di approfondimento. 

2014
2015
2016
2017
2018



2019
LA VITA SOTTO L'ACQUA

WORLD WLDLIFE 2019
  

lunedì 11 febbraio 2019

CIMICE ASIATICA & VESPA SAMURAI


HALYMORPHA HALYS o CIMICE ASIATICA  (Museo di Storia Naturale di Venezia)




 

Halyomorpha halys, conosciuta come cimice asiatica, appartiene alla famiglia dei Pentatomidae ed è originariamente diffusa in Cina, Corea, Giappone e Taiwan.
Diffusione nel mondo. Negli ultimi decenni questa specie si è insediata al di fuori del suo areale originario, colonizzando l’America Settentrionale e vari stati Europei a seguito di introduzioni involontarie; l’espansione e la naturalizzazione della specie su nuovi territori sono tutt’ora in atto. H. halys è facilmente soggetta al trasporto passivo ed è stata occasionalmente intercettata nel mondo sia in epoche precedenti a quella del suo effettivo insediamento (ad esempio in Canada nei primi anni, nel 1993), sia in aree dove non risulta ancora insediata, come Australia e Nuova Zelanda.  n Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

Per quanto riguarda il ciclo biologico la cimice attraversa 5 stadi di sviluppo nei quali passa da una colorazione di colore rosso-giallastro con striature nere fino ad assumere progressivamente l'aspetto marmorizzato tipico dello stadio adulto. Nei paesi di origine riesce a compiere diverse generazioni all'anno (4-6); nelle zone più fredde le generazioni scendono fino ad una, in Italia se ne hanno in genere due. In autunno gli insetti adulti si aggregano per svernare in ripari di vario tipo (compresi magazzini e abitazioni,creando fastidiose infestazioni degli ambienti domestici). Terminato l'inverno, in aprile-maggio, gli insetti si portano sulla vegetazione dove si nutrono e si accoppiano. In giugno-luglio, le femmine depongono le uova agruppi di 20-30, preferibilmente sulla pagina inferiore delle foglie. L'insetto raggiunge lo stadio adulto in agosto-settembre. Nella nativa Asia è nota per provocare occasionalmente gravi danni a frutteti e piantagioni di legumi










Come ben sa chiunque ci abbia avuto a che fare, le cimici, quando si sentono in pericolo o vengono schiacciate, secernono una sostanza maleodorante. Utilizzata come arma di difesa  contro i predatori, pur non essendo nociva, rende sgradevole e immangiabile qualunque frutto o vedura che ne viene a contatto .

CURIOSITA':
 Il coriandolo, spezia dalle mille vrtù è detto anche erba cimicina poichè fino alla maturazione rilascia lo stesso sgradevole odore.

In data 08 ottobre 2014 il dipartimento Arpat di Pisa ha ricevuto alcune segnalazioni per maleodoranze assimilabili al tipico odore che viene emanato dalle cimici schiacciate. Dalle valutazioni effettuate è stato possibile identificare come “Coriandolo” o volgarmente detta “erba cimicina “ il tipo di erba presente sui terreni agricoli, la stessa erba una volta tagliata emana per sua natura un odore sgradevole di cimici schiacciate 
.



Esistono vari tipi di cimice e la cimice ASIATICA è facilmente confondibile con la comune rhaphigaster nebulosa


RHAPHIGASTER NEBULOSA
CIMICE ASIATICA


Riconoscimento. Nonostante la provenienza esotica, infatti, H. halys è una specie poco appariscente e di aspetto non caratteristico, confondibile con specie native delle nuove aree di insediamento. In Italia e in Europa, in particolare, è molto simile all’ampiamente diffusa Rhaphigaster nebulosa. I caratteri diagnostici che più facilmente permettono di distinguere le due specie sono la presenza di una lunga spina ventrale in Rhaphigaster (assente in Halyomorpha) e, nei giovani, la presenza di dentelli sul margine del torace di Halyomorpha (assenti in Rhaphigaster).

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/


In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/
In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/
In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/
In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/

Dal 2008 al 2013 era stata inserita nella lista d'allerta dell'EPPO per l'elevato livello di danno rlevato nei Paesi in cui si è diffusa, poi rimossa da questo elenco.

 Nemici naturali delle cimci sono:
- vespe
- calabroni
- mosche
- rane
- ragni
- uccelli (in particolare le cince -nemiche anche della processionara- e i codirossi)
- mantidi religiose.




 Utile può essere piantare bulbi d'aglio tra le nostre piante di casa.






In Italia da qualche anno si sta facendo ricerca sugli antagonisti di questa cimice e e se nel 2016 Pio Federico Roversi, ricercatore del Crea sosteneva che "I predatori della cimice asiatica in natura si nutrono anche di altre specie. Importandoli in Italia correremmo dunque il rischio di creare ulteriori problemi", 

2018 cimici e vespa samurai 




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20 DICEMBRE 2018

E' stato presentato il piano triennale del CREA.
Tra le atre cose sono previsti nuovi poli di ricerca che, sulla carta, sembrano un'ottima cosa, ma, come già sotenuto, dove controlato e controllore , dove chi rileva un problema, lancia allarmi e propone soluzioni  sono un unica figura, i dubbi, come ci insegna la storia, sono leciti.

Il CREA ha avviato la realizzazione di due Laboratori da Quarantena, uno a Firenze per il controllo di Insetti-Acari-Nematodi e uno a Roma per il controllo di Virus-Batteri-Funghi. I due laboratori opereranno in sinergia tra loro e in stretto rapporto con la struttura del Servizio Fitosanitario Centrale del MIPAAFT e con i Servizi Fitosanitari Regionali, per assicurare un tempestivo supporto diagnostico, essenziale per circoscrivere i fenomeni. Inoltre, per aumentare e rendere sempre più disponibile il patrimonio di conoscenze, saranno avviate piattaforme integrate ed evolute in grado di identificare e contrastare le frodi alimentari, assicurare la certificazione delle sementi, facilitare il miglioramento genetico, fornire modelli di analisi, sviluppo, previsione e valutazione d’impatto sia quantitativi che qualitativi. Senza dimenticare l’innovazione, con la creazione di due Tecnopoli dedicati, uno a Lodi (su zootecnia, sementi, foraggi e bioenergie) e uno a Monterotondo (su economia circolare, agricoltura e zootecnia digitale, recupero e gestione biodiversità); a Rieti, invece, nascerà il Centro nazionale di agricoltura digitale.

Uno dei primi nemici contro cui si combatterà sarà la cimice asiatica (altro nemico che il Crea sta combattendo è la XYLELLA )




13 GIUGNO 2019

Approvata in Senato la risoluzione che impegna il Governo a dare la massima priorità alle misure legislative per valutare le potenzialità di Controllo biologico ed effettuare una corretta Valutazione dei rischi ambientali per l’introduzione della Vespa samurai (Trissolcus japonicus), allo scopo di contrastare il flagello della esotica Cimice asiatica, che tanti danni sta provocando all’agricoltura italiana.


LUGLIO 2019
La Coldiretti  ha dato il via libera all'utilizzo della vespa samurai. Si tratta di una decisione presa con l'entrata in vigore, in Gazzetta Ufficiale, del decreto 5 luglio 2019 n. 102 che legalizza l'immissione sul territorio italiano di specie e popolazioni non autoctone capaci di contrastare la diffusione di insetti alieni come la cimice A renderlo noto - al Salone internazionale del biologico e del naturale (SANA) - è stato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Sempre Prandini ha poi chiesto un incontro con il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che dovrà autorizzare l'immissione in natura delle vespe su richiesta delle regioni.

OTTOBRE 2019
21 ottobre 2019 a Ferrara il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha affrontato una problematica che sta mettendo a dura prova l'agricoltura: la cimice asiatica. "Stiamo lavorando nella legge di bilancio dove c'era un fondo di solidarietà che non era stato finanziato l'anno scorso. Noi mettiamo 80 milioni di euro, 40 milioni per il 2020 e 20 milioni l'anno per gli anni successivi", ma si cercherà di "incrementare ulteriormente" lavorando anche col Parlamento. Così la ministra ha fatto il punto in uno dei territori più colpiti dall'insetto 'alieno' 


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Il CREA è in prma linea nella lotta contro il "flagello" cimice asiatica:
- Si è occupato dell'individuazione e del monitoraggio del problema cimice asiatica.
- Ha sviluppato il progetto di lotta contro questo "flagello" studiando l'impatto ambientale dell'introduzione della vespa samurai

Nell’ambito di “PROTEZPIANTE” il CREA-Difesa e Certificazione, previa acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni internazionali, nazionali e regionali, ha introdotto nel 2018 in condizioni di quarantena Trissolcus japonicus dagli USA avviando test di Laboratorio per verificarne potenzialità e impatto ambientale.

-  Sta portando avanti la riproduzione della vespa samurai nei suoi laboratori e si occuperà della sua diffusione.


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 La storia recente ci ha insegnato (o, almeno avrebbe dovuto farlo) che l'introduzione di nuove specie di animali * si sono poi rivelate ua pessima mossa. Mi auguro non si debba presto rimpangere tale scelta e che questa vespa parassita non condanni a morte altri insetti importanti per il delicato equilibrio ambientale che la moderna agricoltura ha creato, diventando, a sua volta, il futuro "flagello". 

 



 *
Numerose sono state le specie non autoctone introdotte sul territorio italiano. Uno dei casi più emblematici sono i CINGHIALI
Fino agli anni sessanta i cinghiali non costituivano un particolare problema, poi sono stati introdotti, per la caccia, esemplari dai Carpazi, più grandi, resistenti e prolifici. Come non bastasse vennero anche incrociati con i comuni maiali

 Le immissioni di specie originarie del nostro Paese effettuate con esemplari appartenenti a popolazioni non indigene, oltre a causare l’irrimediabile perdita di biodiversità a livello genetico, hanno interferito pesantemente anche sul loro adattamento locale. Il caso più emblematico è quello del cinghiale dell’Italia centrale e meridionale. Un tempo questo animale era di dimensioni più modeste, meno fecondo e meno vorace di quanto lo sia oggi, ed il suo impatto sull’ambiente era minore. La conservazione dell’integrità genetica del nostro cinghiale avrebbe forse limitato gli ingenti danni all’agricoltura e gli aspri conflitti di interesse che tanto complicano la gestione di questa specie, spiacevoli conseguenze dei ripetuti incroci effettuati con esemplari originari dell’est europeo.














giovedì 5 luglio 2018

GATTO: PULIRE GLI OCCHI IN MODO NATURALE

https://rosyelapiccolabottegadeisogni.blogspot.com/2018/07/come-pulire-gli-occhi-ad-un-gatto.html
gatto occhi cisposi
Un gatto dovrebbe avere sempre gli occhi limpidi e puliti, ma, senza arrivare a serie ed importanti patologie per è indispensabile l'intervento del veterinario, accade talvolta che i suoi occhi abbiano bisogno di un "piccolo aiuto naturale". I gatti di particolari razze, anziani, debilitati, esposti a condizioni di vita stressanti, fisiche e psichiche, malnutriti o che semplicemente vivono in colonia o comunità, sono più esposti ad infezioni che, se non trattate, possono anche degenerare. Ovviamente, tanto più il gatto è piccolo più è importante aver cura di occhi e nasino intervenendo al minimo problema.


https://rosyelapiccolabottegadeisogni.blogspot.com/2018/07/come-pulire-gli-occhi-ad-un-gatto.html

GATTINO OCCHI CISPOSI
Nel caso in cui il nostro gattino abbia gli occhi cisposi, il primo passo è senza dubbio  pulirli. L'ideale sarebbe un decotto di calendula ottenuto facendo bollire circa un cucchiaio di fiori secchi  in un bicchiere d'acqua, lasciando poi intiepidire. Con un batuffolo di cotone imbevuto e leggermente strizzato si puliranno più volte al giorno gli occhi, sempre dall'interno verso l'esterno (come farebbe la madre leccandoli), avendo cura di cambiare frequentemente il cotone e non utilizzare lo stesso batuffolo per entrambi gli occhi. Meno efficace, ma comunque utile, è l'infuso di camomilla.

lunedì 9 ottobre 2017

PET FOOD: attenzione a cosa mettiamo nella ciotola!

Si stima che i cani presenti nelle nostre case siano 7 milioni e 7,5 milioni i gatti ( Rapporto Assalco – Zoomark) e la produzione del  pet food a loro dedicato è in forte espansione così come in costante
aumento è la varietà di alimenti commerciali presenti in commercio. 
Il pet food è nato ufficialmente nel lontano 1860 ad opera di  James Spratt, un elettricista americano dell’Ohio ed è ormai praticamente l'unica alimentazione dei nostri animali.
Consapevoli del fatto che la salute dipende dall'alimentazione, si è sempre più attenti alla qualità di crocchette, patè e bocconcini ma c'è un aspetto che non CONSERVAZIONE!
viene controllato nè dagli organi competenti, nè dai venditori nè spesso da chi acquista: la
Il cibo commerciale per cani e gatti non è facilmente deperibile tuttavia occorre avere alcune accortezze per non trasformare anche il migliore dei pet food in qualcosa di nocivo.
E' importante, infatti, la conservazione ad una temperatura fra gli 11 e i 25 gradi, massimo 30, oltre cui si ha:
  • distruzione delle vitamine
  • distruzione delle sostanze nutritive
  • possibile ossidazione
  • possibile sviluppo di tossine 
  • possibile intossicazione alimentare
con possibile conseguenti disturbi gastrointestinali, malnutrizione, sopressione del sistema immunitario.

Il cibo secco deve inoltre essere conservato al riparo da aria, luce e umidità che favoriscono la perdita di elementi nutritivi oltre a sviluppo di muffe e tossine con possibili gravi conseguenze sulla salute dell'animale.
 Cosa fare quindi per aver cura della salute dei nostri piccoli amici? Purtroppo periodi molto caldi come lo è stata la scorsa estate non ci sono di aiuto perchè spesso il trasposto e lo stoccaggio non vengono fatti come dovrebbero.
Noi possiamo: 
  • Evitare le confezioni che si presentano rigonfie e/o danneggiate
  • Controllare che, all'apertura non ci siano odori forti
  • Valutare se il rifiuto dell'animale a mangiare non sia da imputare a qualche problema
  • Non ignorare vomito o diarrea coincidenti con un pacco di crocchette o una scatoletta appena aperta (una cattiva conservazione può essere relativa ad un singolo lotto)
  • Evitare quei commercianti che espongono le confezioni  al sole o vicino a sostanze chimiche là dove non sia sufficiente il far loro presente che questa condotta è dannosa e poco professionale
  • Ricoprire e riporre in frigo le scatolette aperte
  • Travasare le crocchette aperte in contenitori a chiusura ermetica o chiudere accuratamente la confezione aperta
REZZA PET SHOP  esempio virtuoso di vendita dello sfuso 



REZZA PET SHOP  esempio virtuoso di vendita dello sfuso


















STORIA DELL'ALIMENTAZIONE DEL CANE


COME LA NASCITA DEL PET FOOD HA INFLUENZATO LE NOSTRE VITE E QUELLE DEI NOSTRI ANIMALI


ALIMENTAZIONE DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA ASPETTI QUALITATIVI E NORMATIVA DI RIFERIMENTO - tesi di laurea

TROPPA TRIPPA - inchiesta REPORT




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 CANI E GATTI... DIVERSAMENTE ABILI

ADDISON NEL CANE

domenica 7 ottobre 2012

CANI E GATTI...DIVERSAMENTE ABILI


Capita sempre più spesso che, a causa di incidenti, malattie o "inciviltà " degli umani, ci si trovi ad avere a che fare con un animale paralizzato o semi-paralizzato. Anche se la cosa può spaventare, anche se ci sembra inaccettabile una vita in queste condizioni, sia per noi che per loro, non è sempre così, anzi.  Alcuni consigli possono venire da siti a questo dedicati.


OSCAR IL CANE A TRE ZAMPE - sito per cani disabili 


GATTI 2 ZAMPE - sito per gatti disabili 




sabato 6 ottobre 2012

UCCELLINI CADUTI DAL NIDO: COSA FARE



Quando ci capita di trovare un nidiaceo fuori dal nido, già impiumato, che sgambetta solo soletto senza meta e non è in grado di volare perfettamente, l'istinto ci induce a raccogliere il piccolo uccellino e a portarlo a casa, pensando di operare nel modo più giusto.
Questo comportamento invece è, in molti casi, sbagliato poiché gran parte dei nidiacei (merli, passeri, civette, verzellini, ecc.) abbandonano spontaneamente il nido per esplorare il mondo sotto la guida e l'aiuto dei propri genitori che provvedono ancora ad alimentarli.


L'ALIMENTAZIONE DEGLI UCCELLI INETTI
Il cibo deve essere appropiato alla specie e all'età dell'animale. Detto questo, diciamo qualcosa sul tipo di alimentazione e sul modo di somministrarla. Tra gli uccelli inetti, ve ne sono di quelli che all'offerta del cibo spalancano il becco. Altri come rapaci, cicogne e aironi preferiscono servirsi da soli. Nelle specie che aprono il becco il cibo deve essere introdotto ben dentro in modo che possa venir facilmente inghiottito. Per introdurre correttamente il cibo nel cavo orale, sopratutto quando si tratta di uccelli minuti, si puo' ricorrere all'ausilio di una pinzetta. Gli uccelli più adulti che già hanno fatto la conoscenza dei veri genitori, sono così spaventati che rifiutano di mangiare. Se è necessario è consigliabile tenere l'uccello in mano, quindi con una leggera pressione del pollice e dell'indice, o con l'ausilio di uno stuzzicadenti introdotto lateralmente alla base del becco, si costringe a spalancarlo quel tanto che basta. Per i meno esperti è consigliabile farsi aiutare da un'altra persona. In genere non passa molto tempo perchè l'uccellino, anche se molto spaventato, impari a collegare la vista del tutote con l'offerta del cibo. Ovviamente le porzioni di cibo devono essere proporsionate alle dimensioni dell'animaletto. Non appena il giovane avrà superato l'età in cui inghiottisce automaticamente tutto ciò che gli viene offerto, rifiuterà i bocconi troppo grossi o non gradevoli. All'inizio però è necessaria molta cautela. Bisogna se possibile evitare di prendere in mano la bestiola, tranne che quando ciò non sia assolutamente necessario, come nel caso dell'alimentazione forzata. Per la salute futura del piccolo è necessario non stringere rapporti troppo stretti con esso, ciò renderebbe difficoltosa la liberazione e la vita autonoma nel propio ambiente. In tabella 2 sono riportati gli alimenti riferiti alle varie specie.
SPECIE
TIPO DI ALIMENTO
Rapaci notturni e diurni
Carne cruda, peli e piume
Corvidi
Alimentazione varia: carne, larve, pastone
Passeriformi granivori
Pastoni, carne, larve, tuorlo d'uovo sodo, piccoli semi
Passeriformi insettivori
Carne, insetti, larve
Cormorani
Pesce e carne
Piccioni
Piccoli semi, pastone
Rondoni
Carne, larve, insetti
Martin pescatore
Pesciolini interi freschi, carne
Upupe e picchi
Carne e larve. Per i picchi nocciole, noci, mandorle tritate
Aironi e cicogne
Pesce e carne, insetti per i più piccoli


Soluzione isotonica per uccelli denutriti e disidratati
Acqua calda
1 litro
Zucchero
1 cucchiaio da minestra
Sale fino
1 cucchiaino da tè colmo
Reidratare giornalmente l'animale con una quantità di soluzione tra il 4% e il 10% del peso corporeo ripartita in almeno 3 somministrazioni

Menu per granivori denutriti
Farina gialla
2 cucchiai
Pastone all'uovo per canarini
1 cucchiaio
Farina bianca
1 cucchiaino
Omogeneizzato di carne
1 cucchiaino
Omogeneizzato di verdura
1 cucchiaino
Acqua calda quanto basta per rendere fluido
Già dal primo giorno lasciare cibo ed acqua a disposizione

Menu per insettivori e carnivori denutriti
Omogeneizzato di carne
Acqua calda quanto basta per rendere fluido
Già dal primo giorno lasciare cibo ed acqua a disposizione
Tabella 2. Alimenti giusti per le diverse specie d'inetti
Per quanto riguarda i tempi di somministrazione dobbiamo tener presenti sia la specie del piccolo, sia la sua età presunta. Per i rapaci il numero dei pasti va da  5-6 con animali molto giovani, fino a tre ma più consistenti in soggetti più grandi. I rapaci alimentati con carne o altri alimenti freschi ricchi di liquidi, non necessitano d'acqua da bere. Stessa cosa vale per gli aironi e le cicogne. Per i corvidi invece le cose si fanno un po' più complesse: il cibo, sempre molto vario, deve essere somministrato ogni ora e nei soggetti molto giovani, ogni quaranta minuti. Così dalla mattina presto fino a sera. Argomento a parte sono i piccioni, che si alimentano in modo del tutto particolare: i piccoli infilano letteralmente la testa nel becco dei genitori e beccano il cibo da soli. Per noi sarebbe un problema riprodurre la stessa cosa, quindi apriamo il becco del pulcino e infiliamo piccoli semi e pastoncino in bocca. L'intervallo fra una somministrazione e l'altra è scandito dalle dimensioni del gozzo. In questa specie infatti, è presente un gozzo molto sviluppato, che in natura è sempre pieno da scoppiare. Noi dobbiamo fare lo stesso (senza esagerare), ogni qualvolta il gozzo si svuota va riempito. Di solito per i piccioni sono sufficienti due o tre pasti al giorno. E' ovvio che a loro sono necessarie ingenti quantità d'acqua da bere. Per gli uccellini più piccoli, passeriformi sia granivori che insettivori, si consulti la tabella 3.

ETA' PULLUS
FREQUENZA PASTI
1 - 4 giorni
Ogni 10 - 15 minuti
5 - 9 giorni
Ogni 15 - 20 minuti
10 - 14 giorni
Ogni 30 - 45 minuti
oltre 14 giorni
Ogni ora
Tabella 3. Tempi di somministrazione del cibo in piccoli uccelli inetti
E' importante ricordare che tutti gli uccelli di nido, per crescere bene, hanno bisogno di vitamine e calcio che non dobbiamo mai dimenticare di somministrare. I pasti devono cominciare la mattina alle sei e terminare la sera alle otto. Abbiamo detto l'intervallo di tempo fra una somministrazione e l'altra, ma non quanto devono mangiare ad ogni imbeccata. Ogni pasto non deve mai superare il 15% del peso del nidiaceo. Dato che molte specie si alimentano di insetti, in figura 5 è rappresentata una trappola per mosche che può risultare utile. E' comunque possibile allevare le mosche, basta comprare un po' di bachini da sego e farli trasformare in mosche. A parte il puzzo e lo spettacolo non entusiasmante, è un'ottima soluzione.
  1. Abbeverare forzatamente il paziente (eccezione fatta per soggetti in coma o con uno stato di vigilanza molto alterato) con acqua e vitamine (importante che la bevanda sia tiepida), facendogli cadere qualche goccia alla volta sul naso o per i più intraprendenti, socchiudendogli il becco e facendo entrare l'acqua dalla fessura formatasi. E' importante che la quantità di liquido introdotto sia bassissima per ogni dose, questo per evitare che possa provocare problemi respiratori.
  2. Considerare che un uccello sofferente andrà quasi sicuramente incontro ad ipotermia, ne consegue che andrà tenuto in un ambiente caldo ma non secco (evitare di riscaldare i pazienti con lampade, disidratano troppo. Eccezione fatta per le lampade ad infrarosso). Il miglior metodo per scaldare i bisognosi amici, è la vecchia borsa dell'acqua calda (o un tappetino termico, se disponibile). Basterà collocare l'uccello ferito in una scatola di cartone che verrà posta sulla borsa dell'acqua calda.
  3. Procedere ad un esame generale, per evidenziare atteggiamenti particolari e lo stato dei sensi. Questo ci consente di farci un'idea sullo stato generale di salute del paziente: un animale che non reagisce agli stimoli esterni è sicuramente sofferente, così come lo è uno che tiene la testa storta, uno che zoppica o uno che respira affannosamente col becco aperto.
  4. Se le condizioni non sono pessime mettere nella scatola un contenitore con acqua e vitamine ed un altro con del cibo. Se il soggetto non si nutre spontaneamente andrà alimentato forzatamente, ma questo solo qualche ora dopo il ricovero.
  5. Ricordarsi sempre di lavarsi le mani dopo aver maneggiato uccelli defedati, perchè potrebbero essere affetti da malattie trasmissibili all'uomo, come ad esempio la salmonellosi. Pulire e disinfettare tutto ciò che viene sporcato con le feci. Non tenere uccelli "trovati" insieme ad uccelli "di casa", ciò per evitare spiacevoli sorprese.
  6. Cercare di capire se il problema del trovatello è di origine traumatica o meno: ali rotte tenute "penzoloni", zampe mantenute in posizione non fisiologica, spiumamenti in varie parti del corpo ecc. Oppure abbattimento generale, occhio socchiuso, piumaggio arruffato senza la presenza di particolari lesioni evidenziabili. Altro dato importante da controllare è lo stato di nutrizione: palpando il petto dell'animale si può facilmente capire se è "grasso" o "magro"; sono altresì importanti le feci, o meglio, la loro consistenza; evidenziare eventuali problemi respiratori caratterizzati da sibili, rantoli, starnuti, colpi di tosse ecc. Tutti questi dati sarenno importantissimi per il veterinario che visiterà l'animaletto.
  7. Una volta accertate eventuali fratture è possibile e consigliabile bloccare l'arto interessato, in modo che la lesione non peggiori ulteriormente. In che modo? Se l'arto interessato è l'ala, come primo soccorso è sufficiente unire la parte terminale delle remiganti primarie di entrambe le ali con del nastro adesivo, in modo che l'ala sana "aiuti" l'ala infortunata, quindi bloccare l'ala al corpo come mostrato in figura 3. Se la frattura fosse anche esposta, cioè con fuoriuscita di porzione d'osso, il quadro si complica notevolmente. Si rende necessaria la disinfezione con acqua ossigenata e l'intervento di personale specializzato. Se la frattura interessa una zampa, nella maggior parte dei casi non si rende necessario nessun intervento particolare: tenere l'animale tranquillo in modo che non si agiti è la cura migliore, ovviamente se si presentasse esposizione sarebbe del tutto diverso. In ogni caso, si tratti di frattura di ali o zampe, in caso di esposizione si rende necessario l'intervento di un veterinario specializzato. Di fronte a ferite più o meno profonde bisogna disinfettare con acqua ossigenata, tagliare il piumaggio intorno alla ferita e far suturare se necessario.


29 marzo

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