Quando ci capita di trovare un nidiaceo fuori dal nido, già impiumato, che
sgambetta solo soletto senza meta e non è in grado di volare perfettamente,
l'istinto ci induce a raccogliere il piccolo uccellino e a portarlo a casa,
pensando di operare nel modo più giusto.
Questo comportamento invece è, in molti casi, sbagliato poiché gran parte
dei nidiacei (merli, passeri, civette, verzellini, ecc.) abbandonano
spontaneamente il nido per esplorare il mondo sotto la guida e l'aiuto dei
propri genitori che provvedono ancora ad alimentarli.
L'ALIMENTAZIONE DEGLI UCCELLI INETTI
Il cibo deve essere appropiato alla specie e all'età dell'animale. Detto
questo, diciamo qualcosa sul tipo di alimentazione e sul modo di
somministrarla. Tra gli uccelli inetti, ve ne sono di quelli che
all'offerta del cibo spalancano il becco. Altri come rapaci, cicogne e aironi
preferiscono servirsi da soli. Nelle specie che aprono il becco il cibo
deve essere introdotto ben dentro in modo che possa venir facilmente
inghiottito. Per introdurre correttamente il cibo nel cavo orale, sopratutto
quando si tratta di uccelli minuti, si puo' ricorrere all'ausilio di una
pinzetta. Gli uccelli più adulti che già hanno fatto la conoscenza dei veri
genitori, sono così spaventati che rifiutano di mangiare. Se è necessario è
consigliabile tenere l'uccello in mano, quindi con una leggera pressione del
pollice e dell'indice, o con l'ausilio di uno stuzzicadenti introdotto
lateralmente alla base del becco, si costringe a spalancarlo quel tanto che
basta. Per i meno esperti è consigliabile farsi aiutare da un'altra
persona. In genere non passa molto tempo perchè l'uccellino, anche se molto spaventato,
impari a collegare la vista del tutote con l'offerta del cibo. Ovviamente le
porzioni di cibo devono essere proporsionate alle dimensioni
dell'animaletto. Non appena il giovane avrà superato l'età in cui inghiottisce
automaticamente tutto ciò che gli viene offerto, rifiuterà i bocconi troppo
grossi o non gradevoli. All'inizio però è necessaria molta cautela. Bisogna se
possibile evitare di prendere in mano la bestiola, tranne che quando ciò non
sia assolutamente necessario, come nel caso dell'alimentazione forzata. Per la
salute futura del piccolo è necessario non stringere rapporti troppo stretti
con esso, ciò renderebbe difficoltosa la liberazione e la vita autonoma nel
propio ambiente. In tabella 2 sono riportati gli alimenti riferiti alle varie
specie.
SPECIE
|
TIPO DI ALIMENTO
|
Rapaci
notturni e diurni
|
Carne
cruda, peli e piume
|
Corvidi
|
Alimentazione
varia: carne, larve, pastone
|
Passeriformi
granivori
|
Pastoni,
carne, larve, tuorlo d'uovo sodo, piccoli semi
|
Passeriformi
insettivori
|
Carne,
insetti, larve
|
Cormorani
|
Pesce e
carne
|
Piccioni
|
Piccoli
semi, pastone
|
Rondoni
|
Carne,
larve, insetti
|
Martin
pescatore
|
Pesciolini
interi freschi, carne
|
Upupe e
picchi
|
Carne e
larve. Per i picchi nocciole, noci, mandorle tritate
|
Aironi e
cicogne
|
Pesce e
carne, insetti per i più piccoli
|
Soluzione isotonica per uccelli denutriti e
disidratati
|
|
Acqua
calda
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1 litro
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Zucchero
|
1
cucchiaio da minestra
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Sale fino
|
1
cucchiaino da tè colmo
|
Reidratare giornalmente l'animale con una quantità di soluzione tra il 4%
e il 10% del peso corporeo ripartita in almeno 3 somministrazioni
|
Menu per granivori denutriti
|
|
Farina
gialla
|
2 cucchiai
|
Pastone
all'uovo per canarini
|
1
cucchiaio
|
Farina
bianca
|
1
cucchiaino
|
Omogeneizzato
di carne
|
1
cucchiaino
|
Omogeneizzato
di verdura
|
1
cucchiaino
|
Acqua
calda quanto basta per rendere fluido
|
|
Già dal primo giorno lasciare cibo ed acqua a disposizione
|
Menu per insettivori e carnivori denutriti
|
Omogeneizzato
di carne
|
Acqua
calda quanto basta per rendere fluido
|
Già dal primo giorno lasciare cibo ed acqua a disposizione
|
Tabella 2. Alimenti giusti per le diverse specie d'inetti
Per quanto riguarda i tempi di somministrazione dobbiamo tener presenti sia
la specie del piccolo, sia la sua età presunta. Per i rapaci il numero dei
pasti va da 5-6 con animali molto giovani, fino a tre ma più consistenti
in soggetti più grandi. I rapaci alimentati con carne o altri alimenti freschi
ricchi di liquidi, non necessitano d'acqua da bere. Stessa cosa vale per
gli aironi e le cicogne. Per i corvidi invece le cose si fanno un po' più
complesse: il cibo, sempre molto vario, deve essere somministrato ogni ora e
nei soggetti molto giovani, ogni quaranta minuti. Così dalla mattina presto
fino a sera. Argomento a parte sono i piccioni, che si alimentano in modo del
tutto particolare: i piccoli infilano letteralmente la testa nel becco dei
genitori e beccano il cibo da soli. Per noi sarebbe un problema riprodurre la
stessa cosa, quindi apriamo il becco del pulcino e infiliamo piccoli semi e
pastoncino in bocca. L'intervallo fra una somministrazione e l'altra è scandito
dalle dimensioni del gozzo. In questa specie infatti, è presente un gozzo molto
sviluppato, che in natura è sempre pieno da scoppiare. Noi dobbiamo fare lo
stesso (senza esagerare), ogni qualvolta il gozzo si svuota va riempito. Di
solito per i piccioni sono sufficienti due o tre pasti al giorno. E' ovvio che
a loro sono necessarie ingenti quantità d'acqua da bere. Per gli uccellini più
piccoli, passeriformi sia granivori che insettivori, si consulti la tabella 3.
ETA' PULLUS
|
FREQUENZA PASTI
|
1 - 4
giorni
|
Ogni 10 -
15 minuti
|
5 - 9
giorni
|
Ogni 15
- 20 minuti
|
10 - 14
giorni
|
Ogni 30
- 45 minuti
|
oltre 14
giorni
|
Ogni ora
|
Tabella 3. Tempi di somministrazione del cibo in piccoli uccelli inetti
E' importante ricordare che tutti gli uccelli di nido, per crescere bene,
hanno bisogno di vitamine e calcio che non dobbiamo mai dimenticare di
somministrare. I pasti devono cominciare la mattina alle sei e terminare la
sera alle otto. Abbiamo detto l'intervallo di tempo fra una somministrazione e
l'altra, ma non quanto devono mangiare ad ogni imbeccata. Ogni pasto non deve
mai superare il 15% del peso del nidiaceo. Dato che molte specie si alimentano
di insetti, in figura 5 è rappresentata una trappola per mosche che può
risultare utile. E' comunque possibile allevare le mosche, basta comprare un
po' di bachini da sego e farli trasformare in mosche. A parte il puzzo e lo
spettacolo non entusiasmante, è un'ottima soluzione.
- Abbeverare forzatamente il paziente (eccezione
fatta per soggetti in coma o con uno stato di vigilanza molto alterato)
con acqua e vitamine (importante che la bevanda sia tiepida), facendogli
cadere qualche goccia alla volta sul naso o per i più intraprendenti,
socchiudendogli il becco e facendo entrare l'acqua dalla fessura
formatasi. E' importante che la quantità di liquido introdotto sia
bassissima per ogni dose, questo per evitare che possa provocare problemi
respiratori.
- Considerare che un uccello sofferente andrà quasi
sicuramente incontro ad ipotermia, ne consegue che andrà tenuto in un
ambiente caldo ma non secco (evitare di riscaldare i pazienti con lampade,
disidratano troppo. Eccezione fatta per le lampade ad infrarosso). Il
miglior metodo per scaldare i bisognosi amici, è la vecchia borsa
dell'acqua calda (o un tappetino termico, se disponibile). Basterà
collocare l'uccello ferito in una scatola di cartone che verrà posta sulla
borsa dell'acqua calda.
- Procedere ad un esame generale, per evidenziare
atteggiamenti particolari e lo stato dei sensi. Questo ci consente di
farci un'idea sullo stato generale di salute del paziente: un animale che
non reagisce agli stimoli esterni è sicuramente sofferente, così come lo è
uno che tiene la testa storta, uno che zoppica o uno che respira affannosamente
col becco aperto.
- Se le condizioni non sono pessime mettere nella
scatola un contenitore con acqua e vitamine ed un altro con del cibo. Se
il soggetto non si nutre spontaneamente andrà alimentato forzatamente, ma
questo solo qualche ora dopo il ricovero.
- Ricordarsi sempre di lavarsi le mani dopo aver
maneggiato uccelli defedati, perchè potrebbero essere affetti da malattie
trasmissibili all'uomo, come ad esempio la salmonellosi. Pulire e
disinfettare tutto ciò che viene sporcato con le feci. Non tenere uccelli
"trovati" insieme ad uccelli "di casa", ciò per
evitare spiacevoli sorprese.
- Cercare di capire se il problema del trovatello è
di origine traumatica o meno: ali rotte tenute "penzoloni",
zampe mantenute in posizione non fisiologica, spiumamenti in varie parti
del corpo ecc. Oppure abbattimento generale, occhio socchiuso, piumaggio
arruffato senza la presenza di particolari lesioni evidenziabili. Altro
dato importante da controllare è lo stato di nutrizione: palpando il petto
dell'animale si può facilmente capire se è "grasso" o
"magro"; sono altresì importanti le feci, o meglio, la loro
consistenza; evidenziare eventuali problemi respiratori caratterizzati da
sibili, rantoli, starnuti, colpi di tosse ecc. Tutti questi dati sarenno
importantissimi per il veterinario che visiterà l'animaletto.
- Una volta accertate eventuali fratture è
possibile e consigliabile bloccare l'arto interessato, in modo che la
lesione non peggiori ulteriormente. In che modo? Se l'arto interessato è
l'ala, come primo soccorso è sufficiente unire la parte terminale delle
remiganti primarie di entrambe le ali con del nastro adesivo, in modo che
l'ala sana "aiuti" l'ala infortunata, quindi bloccare l'ala al
corpo come mostrato in figura 3. Se la frattura fosse anche esposta, cioè
con fuoriuscita di porzione d'osso, il quadro si complica notevolmente. Si
rende necessaria la disinfezione con acqua ossigenata e l'intervento di
personale specializzato. Se la frattura interessa una zampa, nella maggior
parte dei casi non si rende necessario nessun intervento particolare:
tenere l'animale tranquillo in modo che non si agiti è la cura migliore,
ovviamente se si presentasse esposizione sarebbe del tutto diverso. In
ogni caso, si tratti di frattura di ali o zampe, in caso di esposizione si
rende necessario l'intervento di un veterinario specializzato. Di fronte a
ferite più o meno profonde bisogna disinfettare con acqua ossigenata,
tagliare il piumaggio intorno alla ferita e far suturare se necessario.
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