domenica 24 febbraio 2019

UN GIORNO CAPIREMO CHE IL "NON MI RIGUARDA" E' UN PESSIMO CONCETTO

 

ulivo bruciato -xylella report

la xylella, o, più precisamente la xylella fastidiosa ceppo codiro rappresenta, come disse ai primi allarmi l'allora ministro Martina, la  peggiore crisi ftosanitaria d'Europa. 

 

 Il complesso del disseccamento rapido dell'olivo, abbreviato in CoDiRO (Olive Quick Decline Syndrome, o OQDS, nella letteratura scientifica internazionale è una fitopatologia che colpisce le piante di ulivo (Olea europaea), manifestandosi con disseccamenti del lembo delle foglie (bruscatura), dapprima limitati a rami isolati, poi estesi a intere branche della chioma fino a colpire anche l’intera pianta.

La Xylella fastidiosa  è un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, che vive e si riproduce all'interno dell'apparato conduttore della linfa grezza (i cosiddetti vasi xilematici, portatori di acqua e sali minerali). X. fastidiosa è in grado di indurre pesantissime alterazioni alla pianta ospite, spesso letali. Inoltre è noto per la sua estrema polifagia, essendo in grado di diffondersi attraverso un gran numero di piante ospiti, a volte senza indurre manifestazioni patologiche. Per queste sue caratteristiche il microrganismo è noto per i gravi danni che è in grado di arrecare a varie coltivazioni agricole, essendo all'origine della malattia di Pierce nella vite e  della clorosi variegata degli agrumi in Brasile. Il batterio è di difficile isolamento e a crescita molto lenta in coltura axenica. 

SPECIE CHE OSPITANO LA XYLELLA

 Sono dunque molto numerose le specie che possono essere colpite da questo batterio, tra cui:

 

































 


VETTORI DELLA XYLELLA


Il vettore principale ritenuto responsabile della xylella è la "sputacchina" che, nutrendosi di linfa e deponendo le uova al di sotto delle cortecce degli alberi, trasporta il batterio da una pianta all'altra.
 
Altri vettori  sono considerati il Neophilaenus campestris e il Philaenus italosignus.


Sputacchina media - Philaenus spumarius L. (foto www.nuzban.scholaris.pl)

Adulto di Sputacchina media - Philaenus spumarius L. (foto http://users.skynet.be/fa213618/)







 

E se da una parte, dimenticandosi delle conseguenze dell'uso intensivo di erbicidi ed altri fitofarmaci su ulivi e terreni, si parla di xylella paragonandola all'HIV o all'ebola, d'all'altra vengono indagati Donato Boscia e Maria Saponari ricercatori del cnr per la diffusione del batterio.

 

 

 

Il cnr "scopre" due cultivar resistenti alla xylella (filmato) 

 

La Puglia vantava il primato nazionale di maggior produttore di olio extra vergine di oliva ed il suo territorio era ricco di ulivi che raccontavano la tradizione olivicola regionale. Con le sue 60 milioni di piante, di cui 15 milioni di ulivi secolari, la regione annoverava nel suo portfolio "cultivar" ben 32 specie di olive:

Cima di Melfi, Toscanina, Coratina, Bella di Cerignola, Carolea, Peranzana, Ogliarola Garganica, Ogliarola di Lecce, Cellina Barese, Cellina di Nardò, Frantoio, Cima di Bitonto, Cima di Mola, Leccina, Favolosa, Pendolino, Pichiolina, Bambina di Gravina, Ciliero, Cipressino, Leccese, Massafrese, Monopolese, Nasuta, Nociara, Oliva di Cerignola, Pizzuta, Rotondella, Sant'Agostino, Simone, Termite di Bitetto, Cazzinicchia.

cultivar della Puglia - www.oleificiotodisco.it

L’ogliarola è la cultivar degli alberi secolari pugliesi, presenta un’abbondante fruttificazione ed ottime rese ma ha il problema dell’alternanza di produzione oltre a non essere adatta alla raccolta meccanizzata

 

 

 

Già da anni gli ulivi monumentali sono presi di mira, in quanto ‘mal si conciliano con un esercizio efficiente e redditizio’ (2012). Centinaia di migliaia di ettari di uliveti sarebbero ‘in esubero’ e non rimunerativi. Di qui l’aut-aut: rivedere leggi su divieto di abbattimento e tutela paesaggio olivicolo, oppure… Già da quando fu isolato, nel 2013, il batterio della xylella fastidiosa su alcuni ulivi colpiti da disseccamento rapido, l’opzione principale per contenere l’avanzata del batterio è stata quella dell’abbattimento delle piante infette, successivamente esteso anche alle piante sane presenti nel raggio di 100 metri da quella infetta. Anche con il ritiro del Piano Silletti e la cessazione (più formale che sostanziale) della gestione in emergenza, in seguito all’inchiesta della Procura di Lecce, la misura dell’abbattimento è rientrata con i successivi provvedimenti. L’abbattimento, di cui non c’è alcuna prova della sua efficacia, dovrebbe servire a ridurre le fonti di inoculo, ma anche a liberare terreni per favorire il reimpianto di varietà di ulivo considerate “resistenti” all’azione del batterio.

 

 

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 enti ricerca 

Sul territorio  sono presenti il CNR E IL CREA

http://sito.entecra.it/portale/cra_dati_istituto.php?id=253

 https://www.cnr.it/it/aree-tematiche/agricoltura-alimentazione 

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"Consiglio di realizzare in Salento impianti nuovi intensivi, superintensivi ma soprattutto razionali". Così Giuseppe Fontanazza, già direttore del Cnr di Perugia e costitutore della cultivar di olivo che può dare nuova speranza alla Puglia, dichiara in una giornata tecnica organizzata da Consorzio Oliveti d’Italia, Assoproli e Odaf Bari

SUPERINTENSIVO LE CULTIVAR PU' ADATTE - Le indicazioni emerse dalla 12ª giornata dimostrativa di raccolta meccanica in continuo presso l’oliveto sperimentale dell’Università di Bari. Oltre a quelli delle cultivar spagnole, buoni i risultati ottenuti con la Nociar

Giuseppe Fontanazza

Fs-17, la “favolosa”. I segreti della varietà resistente alla Xyella spiegati dal suo creatore

Xylella: tra eradicazioni e reimpianti il futuro dell’olio pugliese non sembra essere... "Favoloso" In Salento si fanno largo nuove coltivazioni. Addio agli ulivi centenari e millenari di varietà autoctone; arriva la "Favolosa", varietà che si presta a coltivazioni intensive e super intensive. Viene presentata come resistente alla Xylella e molto produttiva. Ma è veramente così? Ce ne parla Francesco Mastroleo, olivicoltore pugliese che oltre 10 anni fa ha piantato la cultivar brevettata dal Cnr.

 

La cultivar Fs-17 'Favolosa'

 

NASCE IL PRIMO CAMPO DI FAVOLOSA, OLIVO RESISTENTE A XYLELLA

 

     

Xylella, carcere per chi non abbatte gli ulivi infetti

 

Sarà obbligatorio distruggere gli ulivi colpiti da Xylella. È quanto prevede un emendamento presentato dai relatori del dl semplificazioni, in discussione in Parlamento. Le misure fitosanitarie ufficiali anti-Xylella, o comunque derivanti da provvedimenti di emergenza fitosanitaria, «ivi compresa la distruzione delle piante e dei prodotti delle piante contaminate», si lgge nel testo, dovranno essere attuate «in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e secondo i criteri indicati nel decreto di emergenza fitosanitaria » e nella normativa Ue. Non solo: la mancata attuazione delle misure ufficiali fitosanitarie necessarie ad evitare la diffusione della malattia è punibile con la reclusione da 1 a 5 anni

 


2018 Xylella, da oggi l’obbligo di trattamenti chimici

Tra i pesticidi che dovrebbero essere utilizzati in maniera massiccia, daSanta Maria di Leuca al nord di Brindisi e Taranto, c’è anchel’Imidacloprid della Bayer, lo stesso che con la decisioneapprovata dall’Ue il 27 aprile scorso è stato vietato per tuttigli usi esterni perché ritenuto tra i maggiori responsabili delfenomeno della moria delle api. Assieme ad altri due (Clothianidindella Bayer e Thiamethoxam prodotto da Syngenta) possono essere usatisolo in serra


 

Gli Stati membri hanno approvato il 27 aprile scorso una proposta della Commissione per vietare l’uso all’aperto di tre insetticidi neonicotinoidi (l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta) ritenuti pericolosi per le api, limitandone l’utilizzo alle sole serre.


Xylella,corsa ai reimpianti nella zona infetta - contributi da 7 a 15mila€/ha




 

La scienza dimostra che è possibile bloccare la xylella e il CoDiRO

 

Il Crea ha aperto una indagine interna sul ricercatore Marco Scortichin

 

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SALVARE GLI ULIVI SI PUO’ E SI DEVE - LA PRIMA REGOLA E' AMARE LA TERRA

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Spagna, gli affari si fanno con gli ulivi millenari

 

 


Marilù Mastrogiovanni a Cose Nostre - Rai 1

 

 XYLELLA: L'INCHIESTA CHE HA PORTATO ALLA LUCE LA VERITÀ

 

Audizione di Marilù Mastrogiovanni in Senato

 

 

Attacco ai cronisti. Xylella Report su Rai News 24

 

  XYLELLA REPORT - il libro

 

 AGGIORNAMENTI  XYLELLA:

FEBBRAIO 2019 -  presentato alla Camera il ricorso contro la Regione Puglia

Il Codacons ha presentato ricorso alTar del Lazio per chiedere l'annullamento della delibera dellaRegione Puglia che impone tutta una serie di misure coercitive pervincolare gli agricoltori ai trattamenti contro la xylella.


 

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  E COME PARLARE DI XYLELLA SENZA PARLARE DI

TAP


 

Il Gasdotto Trans-Adriatico (conosciuto con l'acronimo inglese di TAP, Trans-Adriatic Pipeline) è un gasdotto in costruzione che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia, nella provincia di Lecce permettendo l'afflusso di gas naturale proveniente dall'area del Mar Caspio (Azerbaigian) in Italia e in Europa.

 

Il TAP porterà, dal giacimento di Shah Deniz, il più grande dell’Azerbaijgian, 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno in Europa. Il gasdotto nel suo primo tratto (SCPX) dall’Azerbaijgian arriverà fino in Georgia, per poi attraversare tutta la Turchia (TANAP): inizialmente il condotto (denominato Nabucco) doveva prendere poi la strada dei Balcani per arrivare fino in Austria, ma alla fine si è optato per il TAP che andrà a proseguire dritto fino al Salento. 

Ostacolato e combattuto sul territorio pugliese è ritenuto essere fra le cause della guerra in Siria

 

https://www.money.it/cosa-TAP-storia-gasdotto-Azerbaijan-Puglia-M5S

https://www.notap.it/il-progetto-tap/

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TAP - Tutti i dettagli sul progetto

 

 

TAP E IL PATRIMONIO CULTURALE

ITALIA - TAP E L'AMBIENTE 

Nel settembre 2014, il Ministero italiano dell'Ambiente ha firmato il Decreto di compatibilità ambientale del progetto presentato da TAP per la sezione italiana del gasdotto. Durante il processo di ESIA (Ecologia Sicurezza Igiene Alimentare -Società di consulenza e analisi specializzata in problematiche tecniche e legislative legate all’igiene e alla sicurezza ambientale a cui TAP AG  ha presentato la documentazione per il rilascio delle autorizzazioni) , in coerenza con l’impegno a conformarsi ai più alti standard internazionali, TAP ha proseguito le consultazioni con gli enti e le comunità locali tenendo in considerazione il risultato delle consultazioni; incorporandone le istanze nel progetto, ove possibile; e rispondendo tempestivamente alle richieste di ulteriori informazioni.  





















TALIA - TAP SALUTE E SICUREZZA

ITALIA - TAP E COMUNITA' LOCALI 


 

TAP E IL FUTURO

Il futuro dell’energia

Il futuro dell’ambiente

Il futuro dell’economia

Il futuro dell’occupazione

Esperti indipendenti stimano che TAP genererà un numero considerevole di posti di lavoro, direttamente, per il mezzo delle imprese affidatarie e, indirettamente, tramite i molteplici effetti di ‘spill-over’, cioè dell’indotto, nel manifatturiero, nel settore delle utilities, dei trasporti, delle comunicazioni e dei servizi finanziari e alle imprese. La maggior parte degli incrementi immediati di occupazione si registrerà durante la costruzione del gasdotto, durante la fase di operatività, TAP continuerà a contribuire positivamente ai territori toccati dal progetto.

Il futuro delle popolazioni

Il finanziamento di investimenti sociali e ambientali rappresenta la pietra angolare dell’impegno di TAP per il futuro delle popolazioni residenti lungo il tracciato. L’azienda è impegnata nel dialogare con il territorio per individuare progetti utili e che possano assicurare benefici all’intera comunità locale.

Il futuro dei territori

TAP concorrerà al conseguimento degli obiettivi europei di approvvigionamento di gas all’Europa Sudorientale, promuovendone lo sviluppo sociale ed economico. Grecia, Albania e Italia godranno, in termini strategici, della presenza di TAP sul rispettivo territorio acquisendo un importante ruolo sulla mappa energetica europea, grazie al ruolo ruole di gateways e hub dell’energia. 






 

 

Certo che, raccontata così, quest'opera fulcro della campagna elettorale 2018, e poi  approvata contrariamente alle aspettative, sembra perfetta.

 

Ma è davvero così?

 

protesta nel Salento dopo il via libera del governo




L'IDILIACO PROGETTO E' DAVVERO COSI' RISPETTOSO?

 

 

 Quando la Puglia sentì parlare per la prima volta di Tap, era il 2008. Il mensile il Tacco d’Italia pubblicò un’inchiesta firmata da Giuseppe Finguerra sulle arterie del gas che da Oriente sarebbero dovute arrivare in Italia, passando per il Salento. I progetti di gasdotto sulla carta erano cinque e il pericolo uno solo: compromettere per sempre il delicato equilibrio di una costa fragile e bellissima, quella del mare di Otranto

Tra il 2010 e il 2011, nelle zona tra Melendugno e Vernole, inizarono a diffondersi le notizie sull'imminente arrivo di una conduttura del gas. La zona di approdo doveva essere la scogliera di punta Cassano mentre quella per il PRT (2) ad Acquarica, frazione di Vernole, nell’immediatezza di un museo a cielo aperto chiamato “paesaggio di pietre”. Già in questo periodo, in cui poco si sapeva, un gruppo di associazioni – Tramontana, Biocontestiamo, ReAzione, Forum Ambiente e Salute – e comuni cittadini, iniziarono ad incontrarsi per capirne di più. A febbraio 2012 la Multinazionale Svizzero/Azera, nella sala convegni delle scuole Medie di Melendugno, presentò il suo progetto. La sala comprese subito che non si trattava di un semplice tubo ma di qualcosa di davvero impattante per il territorio.

 

(2) PRT - terminale di ricezione - 

 Approfondimento tecnico sul Terminale di Ricezione ,sulla salute e la sicurezza dei cittadini - TAP AG

https://www.tap-ag.it/assets/06.news_and_events/italian/2017/Approfondimento%20tecnico%20salute%20e%20sicurezza%20cittadini%20gen2018.pdf

 

Come spesso accade, complici i media che contribuiscono al mantenmento delle facciate pulite e all'isolamento di chi sta portando avanti idee contrarie all'elemento forte di turno, al di fuori della Puglia forse la frase più benevola che si sente dire dei no-tap è "ma cosa vogliono? ...per quattro piantine e un metro di sabbia?  Il gas ci serve!" 

Andiamo con ordine. Perchè ci si dovrebbe ribellare ad un'opera tanto fantastica? 

Sostanzialmente perchè la gente, riunitasi anche in assocazioni e comitati, informandosi ed assistendo in prima persona a quanto accadeva sul territorio, ha capito che quello che veniva proposto e la realtà non erano la stessa cosa. Sin dalle prime fasi di discussione sul gasdotto, la popolazione locale si è battuta per difendere la propria terra e la propria sovranità contro un’opera imposta, antidemocratica e impattante, frutto di poteri corrotti e diritti scavalcati lungo tutto il suo tragitto, che si colloca all’interno di un modello di sviluppo scellerato, in cui si continuano a favorire multinazionali e interessi privati a discapito dei territori. Su questi presupposti nasce il  movimento no-tap per informare e  impedire Nasce "No Tap", il comitato salentino contro il gasdotto
un altro inutile e gigantesco scempio ambientale che andrebbe a compromettere territorio, paesaggio e salute e incolumità dei cittadini.
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Sulla terra ferma non si può limitare la questione tap ad un tubo interrato di 8 km anche perchè i km aumentano con la parte italiana della Snam e ai "tubi" vanno aggiunti  gli impianti come quelli di depressurizzazione: il tutto molto vicino a centri abitati (con i rischi che comportano), in cambio del risarcimento ai proprietari dei terreni per il disturbo arrecato durante i lavori  a fronte del grande impatto ambientale.

 Indicazioni sull'acquisizione e l’asservimento dei terreni

I criteri delle indennità per i proprietari e gli utilizzatori dei terreni 

 

 

Potrebbe interessarti: http://www.lecceprima.it/cronaca/nasce-no-tap-il-comitato-salentino-contro-il-gasdotto.html
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I MOTIVI DEL NO AL TAP


2. TAP NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE ed ALL’AMBIENTE: Oltre a espiantare ulivi millenari, intaccare l’habitat marino e perforare un’area geologicamente inadatta, TAP colpirà il già precario diritto alla Salute in Salento, a causa dei rischi connessi al gasdotto e alle emissioni della centrale di depressurizzazione. Questa inciderebbe su una zona già sottoposta alle emissioni di Ilva e Cerano, in cui si registra uno dei più alti tassi di tumore al polmone nell’uomo in tutta Europa.

3. DANNI ECONOMICI: sono innumerevoli, diretti ed indiretti: diretti per i comuni e i cittadini che hanno investito tempo, sudore e risparmi in progetti che non condividono la stessa idea di sviluppo di TAP, senza considerare che l’area interessata diventerà da Zona di interesse paesaggistico a Zona industriale, modificando anche la tassazione per gli attuali proprietari diversi da Tap; indiretti per tutti noi, che contribuiremo a finanziare i prestiti che le banche Europee erogheranno.

4. PER LA SOVRANITA' CONTRO LA CORRUZIONE: approvare il progetto TAP vuol dire sostenere governi autoritari, primo fra tutti quello dell’Azerbaigian, dove giornalisti, attivisti e cittadini vengono arrestati se denunciano corruzione, censure e divieti. Nelle fasi di approvazione del Tap, alcuni componenti del parlamento europeo sono stati corrotti durante una votazione del Consiglio d’Europa riguardante 85 prigionieri politici in Azerbaigian. L’approvazione del progetto è passata al di sopra della sovranità popolare italiana, grazie alla burocrazia e a regolamenti che vengono incontro solo alla mano dei grossi capitali, sia che essi siano puliti o fondi neri, che provengano da un governo che non rispetta i diritti umani o che sia denaro riciclato dalla mafia.





Sul territorio presto iniziano a sorgere problemi. Di seguito solo alcuni

MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Ricordiamo che la TAP AG è una società privata non italiana ma il cantiere è diventato un territorio militarizzato  e le immagini a cui la popolazione assiste ogni giorno sono leggermente diverse da quelle proposte dai filmati della TAP AG.
Militarizzazione significa anche che non solo è vietato l'accesso alle zone delimitate, ma è vietata qualunque forma di controllo.
 

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Salento-militarizzato-il-governo-impone-il-gasdotto-Tap

Gasdotto Tap, la rabbia nella masseria degli ulivi espiantati: "Viviamo da reclusi in casa"

 

 

"Non lotto per me, sono vecchio. Lotto per i miei figli, per i miei nipoti". Uno degli attivisti, circa 300, impegnati in un sit-in davanti al cantiere del gasdotto Tap arringa la polizia e invita gli agenti ad appoggiare la sua battaglia: "Io sono disposto a morire, non mi interessa: sono quarant'anni, cinquant'anni che lotto per difendere la mia terra e voi la state stuprando" 

 

Gasdotto Tap, testimonianza del sindaco: ''Uno schieramento di forze sproporzionato'' "Un giorno triste per questa terra. Per favorire una multinazionale con sede in Svizzera, lo Stato italiano ha deciso di sgomberare bambini, donne, disabili, sindaci e consiglieri. Era una manifestazione pacifica in cui abbiamo più volte chiesto di far prevalere il buon senso. Da cinque anni questa opera è incompatibile con il nostro territorio. Non solo per l'eradicazione degli ulivi ma per il rischio idrogeologico", così il sindaco di Melendugno, Marco Potì, sulle cariche di questa mattina tra polizia e attivisti, a cui era presente. 

  Il cantiere Tap viene completamente militarizzato e blindato a cittadini, giornalisti e attivisti.

 

INFILTRAZIONI MAFIOSE E COLLUSIONI DIETRO IL PROGETTO E LA REALIZZAZIONE DEL TAP

 

 

COSA C'E' DIETRO IL TAP?

Tap, mafia e soldi sporchi dietro il gasdotto

 Tap, gli affari sporchi degli uomini del gasdotto

REPORT - TAP - puntata 21 novembre 2016
  
Il megagasdotto TAP è un malaffare svizzero Gli olivi a rischio, in totale, salgono così a 10 mila. Ma il gasdotto non si ferma a Brindisi: il gas azero deve essere portato al nord fino a Minerbio, Bologna, ma la furbata è stata spezzettare la grande opera: TAP è solo fino a Melendugno, poi il megagasdotto è della SNAM Rete Adriatica, un modo furbo per eludere le restrizioni della legge Seveso. Intanto il vecchio Governo Gentiloni/Renzi approva una centrale PRT a Sulmona, e dove passerà la continuazione SNAM di TAP attraverso zone sismiche come Larino, Chieti (interessati un mese fa da un terremoto magnitudo 4.2 Richter), e Norcia e Foligno, ancora zone rosse del terremotodel 2016. Ma, dicono, non ci sono rischi ambientali, e poi è pertinenza SNAM, non TAP..

Concessi a TAP 37mila mq di mare e 493m di spiaggia per 50 anni.

Tap e metanodotto Snam: un tracciato di 55 Km tra gli ulivi del Salento

 il gasdotto Tap-Snam passerà per i focolai Xylella (2015)

Già... la xylella... 
Il percorso tap-snam prevede il passaggio del cantiere su teereni sottoposti a vincolo e fra ulivi monumentali. Là dove non hanno potuto gli "incidenti", gli incendi, le "disattenzioni" nella stipula dei contratti, ha potuto la xylella (fortunata coincidenza), che ha reso possible intervenire  dove non sarebbe stato possibile.






ESPIANTO ULIVI

La tanto decantata cura che la società aveva garantito nel proteggere gli ulivi, ricchezza del nostro patrimonio alimentare e parte integrante dell'identità di un'intera popolazione si è presto rivelata tutt'altro. L'utlizzo delle motoseghe, lo stoccaggio e il trasporto degli ulivi "fortunati" non era la stessa delle immagini proposte all'opinione pubblica. I meno fortunati, poi, con la sentenza non sempre fondata di zxylella venivano semplicemente sradicati.
 - https://www.facebook.com/mammenotap/photos/a.437565863335570/616088488816639/?type=3&theater


ESPIANTO DEGLI ULIVI SUL TRACCIATO TAP

Ad occuparsi dell’espianto e della messa a dimora provvisoria delle piante, così come della cura e delle operazioni di manutenzione è una ditta specializzata in operazioni agro-forestali (3) il cui progetto ha ricevuto il via libera dagli uffici dell’osservatorio fitosanitario della Regione Puglia. TAP rende noto che si tratta di un’operazione che per le ditte specializzate è ormai di routine visto che nella sola provincia di Lecce ogni anno vengono espiantati e spostati 100 mila ulivi. Senza contare tutti quegli ulivi secolari che vengono espiantati e venduti e finiscono per diventare piante ornamentali nei giardini delle ville e delle case di cittadini di altre parti d’Italia

Melendugno, masseria del Capitano, 4 gennaio 2019.
A seguito di pochi centimetri di neve, il canopy che ospitava gli ulivi espiantati ha ceduto rovinosamente sugli alberi .https://www.facebook.com/mammenotap/photos/a.437565870002236/597206994038122/?type=3&theater

 

  (3) AZIENDA VIVAISTICA MELLO DI CARMIANO

 

(gennaio 2019 )

"A TUTTO GAS: DA UN MESE SONO INIZIATI I LAVORI SUL NUOVO GASDOTTO TAP/SNAM A BRINDISI, SAN PIETRO VERNOTICO E TORCHIAROLO, IN BARBA A DIFFIDE E PRESCRIZIONI.
Nessuno ne parla, ma SNAM ha già picchettato o recintato parte della porzione brindisina del gasdotto di interconnessione TAP/SNAM. Etichettati anche gli 8603 ulivi del percorso, di cui metà di medie dimensioni e oltre 300 ulivi monumentali.
Il progetto SNAM prevede la costruzione di un metanodotto della lunghezza di 55 km dal punto di interconnessione con TAP nel comune di Melendugno alla connessione alla rete nazionale dei gasdotti nel comune di Brindisi. I Comuni interessati dal tragitto del nuovo gasdotto sono Lecce, Lizzanello, Brindisi, Vernole, Surbo, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Castri di Lecce.
Secondo la prescrizione A.11 della VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) bisogna rispettare il periodo dicembre-febbraio per l'espianto/reimpianto degli ulivi. La delibera della Giunta Regionale del 24/10/2018 n.1890 prevede invece "una deroga ai vincoli forestali, ambientali e paesaggistici ... e dispone l'estirpazione delle piante risultate infette al test di laboratorio, senza effettuare il test di conferma, e dispone in alternativa che per ragioni di economicità ed efficienza, si può procedere ad ordinanza di abbattimento delle piante con sintomi conclamati e ascrivibili alla Xylella, previa ispezione visiva ufficiale della Sezione Osservatorio fitosanitario e condivisione verbalizzata del proprietario". San Pietro e Torchiarolo sono zona infetta, per cui SNAM non deve espiantare e reimpiantare, ma basta vedere un ramo secco e possono eradicare, cioè distruggere gli alberi su proprietà o titolo di possesso di SNAM, anche con la sola ispezione visiva di un funzionario.
Nel provvedimento del ministro Centinaio di qualche giorno fa, “il piano intende favorirla [l’eradicazione], nella zona infetta, in quanto condizione essenziale per ricostruire il patrimonio produttivo locale”. Secondo i documenti ufficiali le percentuali di piante infette oscillano dal 2,3 % al 1,8 % nelle zone di contenimento e cuscinetto, mentre nella zona infetta di Melendugno si legge che su 404 piante di olivo analizzate solo 3 risultavano infette da Xylella (0,7%). Di due giorni fa la notizia del TgR Puglia che dalla più recente analisi TAP, le piante infette nell’area sono passate da 3 a 14, quindi, secondo loro, la Xylella sta avanzando sul versante adriatico e ci sarebbe la necessità di contenerla con le eradicazioni. Un bel regalo per TAP/SNAM dal Ministro Centinaio…
Il Movimento No TAP della Provincia di Brindisi, insieme ad altre associazioni, ha inviato in data 11 gennaio 2019 una formale diffida all'inizio lavori SNAM con l'invito ai sindaci interferiti di intraprendere azioni concrete affinchè ci sia un reale contrasto alla realizzazione del gasdotto TAP/SNAM" (MAMME NO TAP)

https://www.facebook.com/mammenotap/photos/a.437565870002236/622852551473566/?type=3&theater

 

INQUINAMENTO  

 Lecce. Quattro i capi di imputazione: l'espianto degli ulivi, la mancata impermeabilizzazione dell'area con il conseguente inquinamento della falda acquifera e l'estirpazione della macchia mediterranea. Contestata la 231 alla Trans Adriatic Pipeline

CROMO ESAVALENTE NELLE ACQUE  

 

Non è solo il rischio di incidenti rilevanti a preoccupare i cittadini, le associazioni e gli amministratori locali che si oppongono da anni al gasdotto Tap. In ballo, nell’area che ospiterà l’opera, c’è anche la presunta contaminazione della falda da sostanze nocive, tra le quali il cromo esavalente, di cui ci parla il dottor Massimo Blonda. Intanto la Procura di Lecce, a conclusione delle indagini, ha iscritto sedici persone nel registro degli indagati.

 

 

 “Seri rischi ambientali”: esposto di decine di famiglie contro la realizzazione della centrale di depressurizzazione del gasdotto Tap

 

 

IRREGOLARITA' 

- Con l'escamotage di considerare l'opera come due cose distinte (gasdotto tap e gasdotto snam) e il non considerare gli impianti di depressurizzazione pari ad uno "stabilimento",  si è evitato di essere soggetti alla direttiva Seveso

http://www.trnews.it/2018/11/21/tap-la-superperizia-esclude-normativa-su-rischio-incidenti-nodo-impatti-ambientali/235786 

http://www.trnews.it/2018/11/05/ecco-il-documento-in-cui-tap-sinchiodava-alla-seveso/234059 

- Apposite deroghe rendono possibile l'espianto degli ulivi  senza la cura  promessa, ma seguendo la tabella di marcia della società. Gli ulivi vengono drasticamente potati e sradicati senza il rispetto del periodo vegetativo e senza nessuna accortezza (in caso di effettiva xylella l'utilizzo della stessa motosega diffonde il batterio anche ad alberi sani)


AGGIORNAMENTI

 
“CANALE LUENGU”- mamme no tap

In questi giorni, dopo i decreti di dicembre, Snam sta entrando in possesso delle aree su cui viene imposto il vincolo di occupazione e asservimento.

"CANALE LUENGU" - mamme no tap

Durante l'incontro avvenuto con con i tecnici Snam (società impegnata nel collegamento di TAP alla rete gas nazionale), , le sorelle Pagliara, proprietarie del terrneno denominato “CANALE LUENGU”, che saà attraversato per 8 km, hanno chiesto venisse scritto nel verbale

"Dichiaro questa opera illegittima e dichiaro di non accettare le valutazioni proposte perché considerata illegittima sia nelle procedure (manca della valutazione di impatto ambientale, la VIA) sia nella sostanza, in quanto non valuta gli effetti che si produrranno sulla salute, sull’ambiente e sulla società. Manca, inoltre, del parere delle popolazioni locali sulle questioni di giustizia ambientale, come previsto dalla convenzione di Aarhus (trattato internazionale sottoscritto e vigente in Italia).
Inoltre, obbliga a impegnarsi a non impedire il passaggio lungo le aree di occupazione sia pedonale che con mezzi agricoli sul terreno sopra individuati, per consentire sia la coltivazione, raccolto, aratura, eccetera..
Diffida Snam rete gas dello spostamento di piante di ulivo senza preventiva autorizzazione rilasciata con decreto della Regione Puglia e relativa comunicazione preventiva dell’eventuale autorizzazione, con data ed ora dell’operazione di spostamento delle piante al proprietario. Si contesta l’occupazione di urgenza, nonchè l’asservimento e ci si riserva di tutelare ogni diritto ed interesse nelle sedi opportune. Si contestano le risultanze degli accertamenti compiuti in contraddittorio.
Obbligo da parte di Snam rete gas di esimere i proprietari dei fondi da ogni danno causato a terzi e ai proprietari dei fondi dell’esecuzione dei lavori e in conseguenza degli stessi".



Ricordiamo che la lunghezza del percorso che dovrà attraversare il metanodotto di Snam Rete Gas per agganciarsi alla rete di distribuzione nazionale è di 55 chilometri e 90 metri: da San Foca a Mesagne passando per le campagne, anche con ulivi secolari, agrumeti e antiche masserie.
Il primo tratto del tubo passa tra gli ulivi secolari nelle campagne tra Melendugno e Vernole, prima di arrivare a Pisignano e costeggiare il cimitero. Poi il gasdotto torna su un tracciato rurale verso le campagne di Lizzanello dove il tracciato passa in un'area boscata prima e nuovamente tra uliveti, dove, ancora una volta, troverà esemplari secolari. A questo punto il 'tubo' entra nel comune di Lecce, dove si snoda tra aree coltivate e agrumeti e costeggerà Masseria Ospitale, passando a 100 metri dal Parco di Rauccio. Passato il parco, lascerà il territorio di Lecce e inizia la circumnavigazione dell'Abbazia di Cerrate. Una volta passato il complesso monastico, il percorso continua su campagne coltivate, ulivi radi e antiche masserie, tra Torchiarolo e San Pietro Vernotico e, infine, approda a Mesagne.

parco Rauccio

Per chi non lo sapesse (e anch'io ero fra questi)  Il parco regionale Bosco e paludi di Rauccio è testimonianza di un’antichissima e immensa selva medievale, la cosiddetta “Foresta di Lecce”, che si estendeva da Otranto a Brindisi e che è riuscita miracolosamente a sopravvivere grazie all’impegno di enti e individui e soprattutto grazie ai ragazzi di numerose scuole che vi si recano per conoscerlo, studiarlo e vivere emozioni profonde a contatto con la natura. Situato lungo la costa adriatica salentina, a nord di Lecce, da cui dista circa 13 km, in un’area compresa tra le torri costiere “Rinalda” e “Chianca”, Rauccio racchiude veri e propri tesori botanici ed è un ambiente quasi unico in Puglia e nel Meridione d’Italia. Caratterizzato dalla presenza di numerosi habitat prioritari e Siti di Importanza Comunitaria (SIC), è diventato, dal 2002, parco regionale, dopo una lunga mobilitazione e notevole impegno di oltre vent’anni da parte del WWF salentino.

Ovviamente non mi ritengo un'esperta di impatti ambientali, ma mi sembra importante sottolineare che L’area è costituita da un insieme di acquitrini, stagni retrodunali e risorgive carsiche dove si trovano il corso dell'Idume e il bosco di Rauccioì

 

PARCO RAUCCIO

 

PARCO RAUCCIO

Forse sarebbe da ricordarsene la prossima volta che ci indigneremo per il tal scempio ambientale che si sta facendo dall'altra parte del mondo, quando sottoscriveremo la battaglia per la protezione di questo o quell'altro animale e quando pubblicheremo post contro chi non fà nulla di fronte a danni ambientali irreversibili, in lascito per le generazioni future. 

 

 Ah, già, dimenticavo, noi in Italia abbiamo un ministero e un ente che si occupano della tutela di agricoltura, foreste e turismo... 

 

 Intanto, mentre noi siamo rassicurati da questo, sul territorio italiano sta proseguendo un'opera di importanza strategica, nel silenzio dei media e nell'indifferenza dell'opinione pubblica, contrastata solo da chi la sta vivendo sulla propria pelle

 

"REPORT DI ORDINARIO ABUSO da parte di Snam/Tap per imporre l’esproprio di un terreno agricolo a Torchiarolo.
Lo scorso 23 febbraio ci siamo recate, io con le mie due sorelle ed altre persone, in un oliveto in località Canale Luengo nel comune di Torchiarolo; si tratta di un piccolo appezzamento di proprietà dei miei genitori, da sempre braccianti agricoli, adesso in pensione.
Abbiamo presenziato al sopralluogo effettuato dalla Snam /Tap per procedere all'immissione in possesso del fondo su cui viene imposto il vincolo di occupazione e asservimento per garantire il passaggio del metanodotto di interconnessione della TAP proveniente da San Foca con la rete nazionale del gas.
Voglio chiarire subito che i miei genitori non vogliono assolutamente trattare sugli indennizzi e sugli aspetti economici con questi soggetti ed hanno dichiarato che se costoro occuperanno la terra, sarà senza il loro consenso.
Ci siamo recati sul posto in mattinata insieme con Elena Papadia, avvocata che ci seguirà in questa storia e con altri amici che si stanno opponendo all’opera; insieme ad un giornalista e ad un ricercatore abbiamo documentato tutto ciò che è avvenuto.
Quando siamo arrivati sul terreno erano già presenti, oltre ai tecnici incaricati da Snam, diversi agenti della Digos. Questi ultimi si erano posizionati con una macchina sulla strada che conduce al fondo, ostacolando così il nostro accesso. Siamo riusciti a passare solo immettendoci nei terreni adiacenti. Quando siamo arrivati sul nostro appezzamento, altri agenti Digos passeggiavano sul terreno come se fosse di loro proprietà, incuranti delle nostre richieste di spiegazioni della loro presenza.
Al termine delle operazioni tecniche, abbiamo preteso che le nostre dichiarazioni venissero inserite integralmente nel verbale redatto da Snam. La nostra nota a verbale ha affermato la netta opposizione all'opera perché non tiene conto del parere delle comunità locali (come invece previsto dalla Convenzione di Aarhus, recepita dall'Italia con una legge del 2001) ed è in palese contrasto con l'accordo di Parigi sul clima, a causa dell'effetto negativo dovuto all'utilizzo di energie fossili climalteranti.
Alla fine di tutto, nonostante l'opposizione, ciò che è rimasto in noi era un senso di grande amarezza e frustrazione nel vedere per l'ultima volta questa terra così come l’avevano curata i nostri genitori; da quel momento in poi non sarebbe più stata la terra che riconoscevamo, libera e ricca di quei valori e significati forti e radicati, dove ogni albero ed ogni pigmento della terra i nostri genitori sapevano riconoscere e definire con la maestria dell’esperienza e della sapienza contadina. Su queste terre miei genitori, come tanti altri braccianti e piccoli proprietari, hanno saputo costruire un futuro per per se stessi e per le generazioni successive.
In quei momenti, proprio mentre ci scambiavamo questi pensieri, i tecnici Snam procedevano a recintare con una rete rossa tutta l'area, che veniva così occupata e violata da questa ennesima opera di distruzione.
Era già successo decine di anni fa per un altro cantiere; altre terre - coltivate a vigneto che davano un vino dal sapore unico - occupate ed usate sempre per progetti predatori e di distruzione: sto parlando della centrale a carbone di Cerano.
Non abbiamo fatto in tempo a condividere questi pensieri con gli amici che stavano con noi su questi tre filari di ulivi, a comunicarci il malessere per quello che stava avvenendo, che la Digos ci ha riportati in quella che sarà la realtà da questo momento in poi: non siamo più liberi di stare sulle nostre terre. Infatti, proprio sul nostro fondo siamo stati trattenuti per oltre un’ora per un’operazione di identificazione che ha riguardato tutti i presenti, salvo il personale di Snam. Tutto questo avveniva all’interno del nostro appezzamento di terra!
Siamo stati catapultati in questo modo a dover vivere immediatamente una nuova realtà quella imposta da TAP/Snam che sta attraversando il nostro Salento: un’operazione estrattivista di nuova colonizzazione, che s'impone in modo violento smembrando i territori ed impedendo ogni possibilità di continuare a costruire il proprio futuro di vita dignitoso e libero.
Forse il senso di quello che è avvenuto è spiegabile con il fatto che i cittadini di Torchiarolo, durante la questione Xylella e la battaglia contro il decreto Silletti, hanno saputo reagire con compattezza e determinazione facendo valere la propria dignità di comunità responsabile ed unita. Forse Snam/TAP pensa preventivamente di escluderci dalle decisioni che riguardano i nostri territori incutendoci timore? Noi dobbiamo al contrario far leva proprio su quel senso forte di comunità, questa volta collegandoci ed arricchendoci dell'esperienze di opposizione a TAP che da anni la comunità di Melendugno con un’ampia solidarietà da tutto il Salento sta attuando, provando a far sentire la propria voce nella costruzione di un territorio che sia capace di pensare ad un futuro di vita e di umanità contro il “progresso” di sicura morte che ci vogliono imporre.
Questa operazione di SNAM di presentarsi con la Digos ci è sembrata sproporzionata ma forse congegnata per incutere timore e prevenire qualsiasi forma di opposizione, tutto ciò forse è sintomo di una debolezza da parte dei nuovi colonizzatori/espropriatori, i quali hanno bisogno di fare in fretta a realizzare i propri propositi, preoccupati dall’incedere delle inchieste della magistratura sulle palesi illegittimità dell’opera e dal cuore con cui le popolazioni salentine, libere e pensanti, stanno continuando caparbiamente a difendere il proprio territorio ed il futuro dei propri figli e figlie." (MAMME NO TAP)


i famosi ulivii che il Tap doveva reimpiantare -MOVIMENTO NO TAP

Ricordiamo che, ancor oggi, è sufficiente il sospetto, avvallato da un "controllo visivo", per  emettere la sentenza di xylella e poter procedere alla distruzione della pianta.

 

28 febbraio - "I FAMOSI ULIVI CHE TAP DOVEVA REIMPIANTARE... Grazie all'ennesimo salto mortale indecente sulla questione xylella, ora pare che sia sufficiente un "controllo visivo" per decidere se un albero è da abbattere o meno.
E, guarda caso, la disgrazia ha voluto che gli alberi presenti sul tracciato di pertinenza TAP, "a occhio" fossero malati e dovevano essere abbattuti.

Bè, si, ovviamente noi siamo quei mal pensanti che sostengono che, stranamente, questi alberi vengono abbattuti proprio il 28 febbraio, che per legge è il termine ultimo per le operazioni regolari di espianto."
 (MOVIMENTO NO TAP)



TAP ITALIA
" Nel mese di febbraio TAP ha completato una nuova fase di rimozione temporanea degli ulivi lungo il percorso a terra del gasdotto. In tutto tra il 1° dicembre e il 28 febbraio sono stati rimossi 463 ulivi, 187 dei quali (circa il 40% del totale) sono risultati (secondo le analisi svolte con il metodo molecolare presso un laboratorio accreditato) infetti da Xylella e l’Osservatorio Fitosanitario ne ha disposto l’abbattimento. Le restanti 276 piante sono state trasferite a Masseria del Capitano, dove insieme alle altre 650 già trasferite a suo tempo, saranno messe a dimora e protette in attesa di ritornare esattamente nei punti da dove sono state prelevate. Tutto il processo di movimentazione e cura degli ulivi è stato effettuato di concerto con le autorità fitosanitarie e gli enti competenti."
(TAP ITALIA)

 

IL PASSATO, IL PRESENTE E IL FUTURO DI UNA TERRA CHE NON SOLO E' DI CHI CI VIVE, MA ANCHE DI TUTTI NOI  - foto mamme no tap

 

 marzo 2019 - VARATO IL DECRETO EMERGENZE IN AGRICOLTURA  

"Riguardo il contrasto della Xylella fastidiosa e di altre fitopatie, “le misure fitosanitarie ufficiali e ogni altra attività ad esse connessa, ivi compresa la distruzione delle piante contaminate, anche monumentali”, potranno essere attuate “in deroga a ogni disposizione vigente”. Le piante monumentali non saranno rimosse “se non è accertata la presenza dell’infezione” e saranno i servizi fitosanitari competenti per territorio ad attuare “tutte le misure ufficiali ritenute necessarie a evitare la possibile diffusione di una malattia, ivi compresa la distruzione delle piante contaminate, anche sui materiali di imballaggio, sui recipienti, sui macchinari o su quant’altro possa essere veicolo di diffusione di organismi nocivi”. Previste anche sanzioni per i proprietari, i conduttori o i detentori di terreni sui quali insistono piante infettate dagli organismi nocivi che omettono di denunciare l’infestazione tempestivamente ai Servizi fitosanitari competenti o di estirpare le piante infette, a seguito delle prescrizioni (da euro 516 a 30.000 euro).

Incaso di irreperibilità del proprietario del fondo può essereprevista anche l’estirpazione coatta."

 

DECRETO EMERGENZE

 

 

MARZO 2019 

 

 

"IL MARE DI SAN FOCA NON RESTITUISCE SOLO BOE GIALLE!
Proprio sulla spiaggia di San Basilio, dove dovrebbe approdare il “TAP TUBO”, unitamente alla poseidonia, è stato rinvenuto un bellissimo organismo marino. Inusuale trovare tali formazioni sulla spiaggia, essendo esseri che normalmente abitano i fondali. Ora la domanda è: come mai è emerso? Si è staccato perché non vedeva l’ora di far visita a noi Umani?
La presenza del coralligeno al largo di San Foca era già stata rilevata nel 2017. A tal proposito la stessa prescrizione A9 del dm 223/14 (VIA) del TAP, prevede che il tubo dovesse essere posto a distanza di 50m da tali banchi coralligeni. Poiché però tale prescrizione risultava inottemperabile a TAP, data la presenza di due banchi paralleli alla linea di costa, la multinazionale ha chiesto e ottenuto dalla Ctvia una "interpretazione" retroattiva tale da poter stare a soli 10m dalle formazioni coralligene. Ma neanche ciò è bastato a spianare la strada normativa al Mafiodotto. Infatti ben presto si scoprì che i banchi coralligeni sono talmente folti che risulta inevitabile passarci sopra.
E così, il nostro paesaggio sottomarino di inestimabile valore, ce lo ritroviamo morto sul bagnasciuga in compagnia di enormi boe gialle metalliche che Tap proprio non riesce ad ancorare a dovere sul fondale ormai irrimediabilmente compromesso.
Nessun impatto, si affannano a ripetere... "
(MAMME NO TAP) 

 

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SE INEVITABILE DOVREBBE ESSERE L'INDIGNARSI, D'OBBLIGO E' SAPERE CHE UN'ALTRA REALTA' E' POSSIBILE: PER QUEST'ULTIMA, PER I NOSTRI FIGLI E LE GENERAZIONI CHE VERRANNO,

NON POSSIAMO GIRARE LA TESTA DALL'ALTRA PARTE!!!

https://www.memescan.it/meme/90437


 


API - LA UE DICE NO AI NICOTINOIDI 

...vengono resi obbligatori due trattamenti utilizzando anche l’Imidacloprid della Bayer, lo stesso che con la decisione approvata dall’Ue il 27 aprile scorso è stato vietato per tutti gli usi esterni perché ritenuto tra i maggiori responsabili del fenomeno della moria delle api...

 

 

QUANDO SPARIRANNO LE API ALL'UMANITA' RESTERANNO QUATTRO ANNI DI VITA 

...siamosicuri di conoscere come stanno le cose in Italia? Siamo sicuri chequando non vi sono denunce è perchè tutto va bene? Siamo sicuri chel'utilizzo secondo i termini di legge siano innocui e che questitermini siano stati messi in modo corretto a nostra tutela? ...

 

venerdì 22 febbraio 2019

ACQUA, TERRA, FUOCO, ARIA

Ultimamente sto affrontando argomenti grandi ed importanti e lo sto facendo senza un titolo accademico o un qualunque riconoscimento di competenza specifica. 
Io sono sempre stata per il progresso e l'innovazione, ma, negli ultimi anni, queste parole hanno assunto talvolta un significato  negativo, in una realtà sempre più simile alla favola del re nudo.
Credo nella scienza e nel sapere, quello vero

Non credo nella scienza a servizio del potere e del business. 
Non credo nella scienza che, anche in buona fede, ha perso il contatto con la vita di tutti i giorni, non vede al di là delle quattro mura di un laboratorio e analizza i risultati sulla carta o in realtà protette come se la bomba atomica non ci avesse insegnato niente. 
Non credo nel sapere fatto di mezze verità, pilotato, addomesticato dagli interessi di pochi e che guida leggi che sono a nostro danno ma con l'etichetta di "a nostra tutela". 
Non credo in "consulenze" di esperti che si tramutano in leggi e decreti che permettono o favoriscono mostruosità come allevamenti intensivi e agricoltura industriale con i suoi fanghi e veleni.
Non credo in quei protocolli di analisi che assolvono quel tal prodotto perchè effettuate inmodo parziale sull'alimento finale o sull'ambiente. Protocolli di analisi che non considerano che la tossicità non è solo "x" uccide o fa male subito. La tossicità è anche quella da accumulo. Per un veleno immediatamente "visibile" si cerca l'antidoto o la cura e si evita. Un veleno "occulto", si accumula nell'organismo associandosi anche a suoi simili, indebolisce l'organismo e può essere alla base di patologie non imputabili a quel velemo da cui non ci si difende nè si evita. Un veleno occulto, non ritenuto tale perchè  non ha tossicità immediata è escluso dai protocolli di analisi ufficiali e ci rende inermi.
Non credo nella ricerca che vede un'unica strada, spesso la più facile perchè illuminata dai dio denaro e potere. 
Non credo nell'informazione e nella formazione che sembrano mettere sempre più in evidenza le competenze in pnl, talvolta a spese di vere conoscenze.
 
Credo in una scienza libera e indipendente, rispettosa della vita e dell'ambiente. 
Credo in una ricerca capace di trovare la quadra tra i principi appena elencati e un utile economico per chi lavora. 
Credo in una ricerca che non ha bisogno di mezzucci come consulenze di parte e protocolli che non prevedono la ricerca di tutte le componenti chimiche e il risultato tossico dei loro abbinamenti, per far approvare un nuovo reddtizio brevetto.
Credo in una ricerca che sa che non tutto ciò che si può fare è lecito farlo. Una ricerca che non si lascia accecare dall'ego umano e non si sostituisce a Dio nell'illusione che combattere, sottomettere, piegare e spezzare non presenti, prima o poi, un conto da pagare. 



Paranoica complottista? Ebbene si: è una medaglia di cui vado fiera dai tempi della lotta al glifosate, quando ancora non era, giustamente, demonizzato.



 da un post del 2010

DISERBANTE (e non solo) PER IL DECORO CITTADINO: FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

30 giugno 2010
DISERBANTE PER IL DECORO CITTADINO: FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Una sempre più grande attenzione è riposta nelle etichette dei cibi che dai più disparati supermercati raggiungono le nostre tavole. Giustissimo! Ognuno di noi deve dare quest’importanza alla propria salute e a quella della propria famiglia. Ma siamo davvero sicuri che mangiar sano basti a star bene quando girato l’angolo dietro casa ci ritroviamo magari a salutare quel tal operaio intento a spruzzare non si sa bene cosa lungo la via? Quell’operaio lavora per il decoro cittadino e magari starà usando il prodotto più in voga del momento…il RODEO GOLD.
Cos’è il RODEO GOLD?
Il RODEO GOLD è un fitoregolatore eco-compatibile di nuova generazione approvato dal ministero della sanità. Viene utilizzato da molte amministrazioni comunali, ANAS e Ferrovie in quanto coniuga il risparmio di tempo, risorse ed energie alla sua sicurezza.
Come da pubblicità:
1. A basse dosi può essere usato per bloccare la crescita delle piante o solo la loro fioritura (nel caso specifico del controllo dei pollini allergizzanti, quando si usa per bloccare solo la fioritura senza devitalizzare completamente le piante allergeniche) mentre se usato a dosi leggermente più alte può devitalizzare la radice della pianta raggiungendo la bonifica dell'essenza vegetale;
2. Il Rodeo Gold, dosato nel giusto modo, può arrivare al controllo di qualsiasi specie vegetale, sia essa erbacea sia arborea, permettendo quindi all'operatore di effettuare senza inconvenienti qualsiasi tipo d'intervento;
3. Il Rodeo Gold presenta la massima efficienza potendo effettuare tutte le operazioni relative alla gestione delle erbe infestanti (devitalizzazione, controllo, gestione, bonifica) sia erbacee sia arboree: un unico prodotto per ogni esigenza
4. È biodegradabile e la sua tossicità risulta essere inferiore al sale da cucina (1,7), alla vitamina A (2,5), all’aspirina (5), alla nicotina e persino 26 volte meno della caffeina.

Un prodotto dunque perfetto!
Ma sarà davvero così?

Il principio attivo del RODEO GOLD è il Glifosate e se la memoria non ci aiuta basta ripercorrere la storia della MONSANTO per capirne un po’ di più e scoprire che è già tristemente noto e non di sicuro per i suoi pregi…

Pubblicizzato dai produttori come un prodotto innocuo, il Glifosate è stato oggetto di numerose ricerche effettuate da istituti scientifici indipendenti che hanno invece provato quanto sia tossico sia per l’uomo che per gli animali.

Questo diserbante, nato come Roundup, è spesso utilizzato in coltivazioni Ogm ed è presente in numerosi prodotti destinati all’agricoltura.

"Il Glifosate ha la caratteristica di durare pochi giorni ma degradandosi dà origine a metaboliti dannosi". Per tradurre: la sostanza di cui è composto il diserbante sparisce e si ha una trasformazione in sostanza attiva che in parte viene assorbita dal terreno. Che cosa comportano questi metaboliti?

Secondo i risultati delle ricerche di Criigen, l’esposizione a quantità molto basse di questo diserbante impedisce l’azione degli androgeni, ormoni virilizzanti, innescando i danni al Dna delle cellule umane. Effetti preoccupanti affollano le riviste scientifiche, dovuti alla presenta nell’ambiente di questo diserbante, sino ad ora sottovalutati per il fatto che i produttori di antiparassitari presentano per lo più alle autorità studi sugli effetti del Glyphosate da solo, mentre il miscuglio commercializzato e per lo più non dichiarato è molto più attivo.

Ma non solo…
Il Glifosate è la più frequente causa di problemi di avvelenamento in Italia (SIAF – rapporto 2005) e disturbi di molte funzioni del corpo sono stati riportati dopo l’esposizione a normali livelli d’uso.

Il Glifosate può essere causa di aborti spontanei e anche a dosi molto basse provocherebbe gravi danni neurologici, intestinali e cardiaci sugli embrioni. Studi rilevano inoltre riduzioni della grandezza del capo, alterazioni genetiche nel sistema nervoso centrale, un incremento della morte delle cellule del cranio e deformazione della cartilagine .

studi dimostrano che il glyphosate agisce come un distruttore dell’attività della citocromo P450 aromatasi dei mammiferi a concentrazioni 100 volte inferiore a quelle consigliate nell'uso in agricoltura; questo è evidente sulle cellule della placenta umana dopo solo 18 ore


Nella maggior parte dei casi colpisce la pelle e provoca irritazione agli occhi dei lavoratori a seguito dell’esposizione durante la fase di miscelazione, il trasporto o l’applicazione del prodotto. Sono anche state riportate nausea, difficoltà respiratorie, alterazioni della pressione sanguigna e reazioni allergiche. I medici in Giappone hanno certificato casi di avvelenamento, soprattutto attraverso cause accidentali, ma anche attraverso l’esposizione lavorativa. I sintomi dell’avvelenamento acuto includono dolore gastrointestinale, pesante perdita di liquido gastroenterico, vomito, eccesso di liquido polmonare, congestione polmonare, perdita di coscienza, distruzione di globuli rossi e danno epatico, senza contare che secondo alcuni studi i suoi effetti di cito e genotossicità potrebbero non essere limitati al regno vegetale. Dopo ripetute fumigazioni, gli indiani Yanacona in Cauca stanno soffrendo di molti di questi sintomi. Le abitazioni di queste comunità sono state fumigate indiscriminatamente ed i bambini sono stati i più colpiti.

Esiste la prova del desorbimento del composto nel terreno e quindi un movimento verso le acque freatiche, con assorbimento delle piante commestibili ed inserimento nella catena alimentare. Studi indicano che la sostanza può provocare l’erosione del tratto gastrointestinale, elettrocardiogrammi anormali e pressione sanguigna bassa , mal funzionamento del rene, battito cardiaco accelerato, gonfiori sul viso, formicolio della pelle e ricorrenti eczemi. L’ingestione comporta gravi forme di avvelenamento con conseguente arresto cardiaco e respiratorio seguito da coma e decesso.

Il Glifosate provoca un’alterazione della mitosi cellulare che può essere collegata al tumore nell’uomo.

L’uso del Glifosate, secondo uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Cancer, comporterebbe l’aumento dei linfomi non Hodgin, quel tipo di tumore di cui spesso abbiamo sentito parlare a proposito dei soldati a contatto con l’uranio impoverito.

E, come già detto, il Glifosate non è usato da solo. Gli studi sulla sicurezza ambientale del Glifosate sono incompleti se non considerano la sua azione combinata con gli altri ingredienti, che al momento non sono nemmeno menzionati nelle etichette della formula. L’abitudine all’utilizzo della parola “glifosato” per evitare di nominare gli ingredienti aggiunti serve ad ingannare l’opinione pubblica e la società riguardo ai pericoli potenziali per l’ambiente e per la popolazione esposta agli effetti tossici di queste sostanze.


E per quanto riguarda gli animali?

Nei cinque giorni che intercorrono tra l’irrorazione del prodotto – che viene assorbito dalle foglie e gradualmente arriva alle radici provocando l’insecchimento- e la sua degradazione, quando perde la sua efficacia, è facile che animali selvatici, domestici o di allevamento entrino a contatto diretto con il diserbante e tanto più avverrà vicino al momento dell’irrorazione tanto più saranno visibili gli effetti.
La perdita di pelo e penne che rimangono più o meno urticanti al contatto è il sintomo più visibile.

L’aborto è frequente tra le vacche.

La morte del pollame colpito dalle fumigazioni o mentre si abbevera con acqua contaminata è stata confermata, come la morte di pesci nei fiumi contaminati e della totalità dei pesci di lago.

Il Glifosate è tossico per alcuni organismi benefici come certi parassiti, artropodi predatori ed artropodi del terreno che sono importanti per la sua areazione e per la formazione di humus. Uno studio sulle trote arcobaleno e sul pesce tilapia hanno riscontrato che la sostanza chimica ha causato difficoltà nel nuoto e problemi respiratori. Questi cambiamenti comportamentali hanno alterato la loro alimentazione, migrazione e capacità riproduttiva ed hanno fatto loro perdere la capacità di difendersi. Così il Glifosate colpisce anche gli uccelli; uno studio su una popolazione di uccelli ha mostrato che questa sostanza è moderatamente tossica per loro; colpisce gli uccelli perché dipendono per la loro alimentazione dalle piante che vengono contaminate. Studi nel settore, hanno dimostrato che alcuni gruppi di mammiferi sono stati contaminati dal Glifosate, a causa della vegetazione morta che loro e le loro prede usano come cibo e protezione. Uno studio neozelandese ha mostrato che il Glifosate colpisce sostanzialmente la crescita e la sopravvivenza di uno dei più comuni vermi presenti nei terreni agricoli.


Ma per l’ambiente?

Il Glifosate viene usato come diserbante per il “decoro” delle strade pubbliche e nell'ambito della campagna "polline sicuro" con la scusa di combattere le allergie da polline (in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione delle graminacee, oltre alla nebulizzazione nell’aria di principi chimici tossici anche in aree urbanizzate e ad alta intensità di traffico), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi, in seguito alla scomparsa della vegetazione che presidiava il terreno.

Il Glifosate è conosciuto per essere il più statico nei terreni. Si fissa negli strati superiori. Altri studi, tuttavia, concludono che il Glifosate può essere facilmente rimosso da alcuni tipi di terreno. Dosi subletali di Glifosate trasportate dal vento danneggiano la flora selvatica e possono colpire alcune specie a più di 20 metri dal sito fumigato.
Analizzare il residuo di Glifosate è costoso ed ingombrante. Per questa ragione, il governo degli USA non compie di routine questi studi. Esistono alcune ricerche che dimostrano che il Glifosate può essere veicolato dalle piante alle parti utilizzate per il cibo. Per esempio, il Glifosate è stato trovato nelle fragole, nei mirtilli nei lamponi, nella lattuga, nelle carote e nell’orzo. In accordo con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, usare il Glifosate per seccare il grano prima che sia raccolto dà come risultato la permanenza nel grano di “residui significativi”.
E ancora una volta: perché il Dipartimento di Stato non dice niente riguardo all’impatto sul terreno e sulle piante degli altri ingredienti che sono stati usati nelle formule commerciali con Glifosate?

Il Glifosate è altamente solubile in acqua. In accordo con l’EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale degli USA), può entrare nei sistemi acquatici attraverso spruzzi accidentali o vento. Se noi accettiamo che il Glifosate è facilmente assorbito nelle particelle del terreno, avrà anche una piccola potenzialità di contaminazione della superficie.

Il Glifosate è uno dei pesticidi maggiormente presente nelle falde acquifere sotterranee



Queste tematiche che vengono sollevate da privati o associazioni non vengono prese mai in considerazione da Enti Pubblici come ASL, Ministero Della Sanità che avrebbero lo scopo di salvaguardare la nostra salute.
Anzi tendono a coprire l’evidenza dei fatti forse nell’intento di non danneggiare il mercato, attentando alla nostra salute.
In questo modo appoggiano l’interesse economico di alcune case farmaceutiche, Bayer, Monsanto che detengono il 75% del mercato di pesticidi che poi sono le stesse che producono quei farmaci che dovrebbero curarci da quelle patologie che loro stessi provocano.
Vorrei ricordarvi che tutti i farmaci che vengono usati per curare le suddette malattie, vengono comprati dallo stato a prezzi impressionati e poi resi mutuabili per i malati cronici.
E’ chiaro che a qualcuno sta a cuore proteggere un mercato che non è sicuramente quello agricolo, ma quello farmaceutico, come al solito alle spalle dei contribuenti.

Ci sono sempre più agricoltori che utilizzano erbicidi in modo irresponsabile anche al di fuori delle aree coltivate, ma anche semplici cittadini che irrorano le fasce erbose con diserbanti per evitare lo sviluppo della vegetazione spontanea senza valutare minimamente gli effetti negativi sulla perdita di biodiversità, di maturità, di stabilità e di funzionalità, oltre che sulla stabilità del terreno. La pratica del diserbo, erroneamente considerata una alternativa allo sfalcio, viene ora proposta dalle amministrazioni per il “decoro” delle strade pubbliche e con la inconsistente scusa di combattere le allergie da polline (ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si sarà costretti a continuare anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi in seguito alla scomparsa della vegetazione che presidiava il terreno).


…..


 Ovviamente nessuno vuole limitare la libertà del suo utilizzo ma proprio perché di libertà stiamo parlando e il Rodeo Gold che viene utilizzato su spazi pubblici, la nostra libertà e i nostri diritti vengono rispettati?
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-RISCHIO DI TRATTAMENTI SU TERRENI DI TERZI (frontisti):come minimo obbligo di comunicazione preventiva e di consenso informato

-OBBLIGO DI CARTELLONISTICA DI PERICOLO SULLE ZONE TRATTATE considerato che il prodotto non è così innocuo


-DERIVA SU AZIENDE BIOLOGICHE, con perdita della certificazione sugli appezzamenti coinvolti, quindi perdita economica e inconsapevole
-INIBIZIONE DELLA LIBERTA’ PERSONALE
-SPOLVERAMENTO DELLE AUTO IN CORSA E INQUINAMENTO ANCHE DEI DOTTI DELL’ARIA


Ma per un attimo torniamo al nostro operaio…
Lui sa cosa c’è dietro all’etichetta del prodotto che sta usando e quali rischi corre?

DOSSIER DENUNCIA
Allarme della Legambiente Liguria sull’uso di diserbante da parte dell’Amiu nelle aiuole e nelle strade della città: gli ecologisti sostengono che la sostanza usata - che sino a qualche mese fa era il Glifosate - inquina ed è pericolosa per la salute degli operatori Amiu che la trattano distribuendola in ogni zona verde della città dove esiste la necessità di bloccare la crescita di erbacce.
I dipendenti Amiu - avvisano gli ecologisti - per evitare guai alla propria salute dovrebbero indossare guanti e stivali speciali, adeguati per il trattamento delle sostanze acide , ma anche particolari occhiali e una mascherina. Invece oggi gli operatori dell’Amiu al massimo indossano un paio di guanti da lavoro e dei comunissimi stivali. La vicenda - a detta di Legambiente - non sarebbe all’attenzione dei sindacati perchè quasi sempre gli operatori hanno contratti a termine che inducono a non fare valere le proprie ragioni. Per esemplificare quanto il Glifosate possa essere nocivo Legambiente Liguria ha effettuato dei blitz con macchina fotografica in varie zone della città dove gli operatori Amiu effettuano il diserba mento. Per spiegare i danni da diserbante gli ecologisti riportano la dettagliata indagine svolta da Edoardo Magnone , ex chimico universitario. Una ricerca in cui, fra l’altro si legge: Il composto il cui principio attivo è costituito da un derivato fosfonato della glicina - cimicamente N-fosfonometilglicina del gruppo del phosphinicacidi - viene usato con lo scopo di controllare la crescita dell’erba . I primi sintomi su questi organismi si manifestano in media dopo 7 - 10 giorni del trattamento e , a seconda della concentrazione e della tecnica di dispersione, si possono osservare iniziali ingiallimenti delle piante fino a dissecazione totale. Dai produttori è consigliato un trattamento eseguito quando lo sviluppo fogliare delle malerbe consenta un adeguato assorbimento per favorire la successiva migrazione sino agli organi sotterranei delle piante.
Sempre leggendo le schede tecniche di sicurezza fornite dei prodotti si possono trovare le modalità d’uso. In tali schede si consiglia di non trattare le piante nelle giornate ventose, al fine di evitare fenomeni di deriva sulle culture vicine, sia nel caso di previsione a breve termine di precipitazioni atmosferiche.
Inoltre sono fornite indicazioni sulla corretta modalità sulle misure igieniche da adottare durante la manipolazione, come non mangiare, ne bere, ne fumare. Lavarsi mani e indumenti, separatamente, prima di riutilizzarli e l’uso degli indumenti protettivi da parte degli operatori. Esiste la prova del desorbimento del composto nel terreno e quindi un movimento verso le acque freatiche, con assorbimento delle piante commestibili ed inserimento nella catena alimentare. L’AZIENDA: DILUITO E’ UN PRODOTTO SICURO
Il Glifosate diluito in modo adeguato non è dannoso ne per l’ambiente ne per la salute dei lavoratori e dei passanti. E’ secca la smentita del portavoce dell’Amiu che, dopo aver confermato che la sostanza usata per il diserbamento è proprio il Glifosate, aggiunge: La sostanza non è pericolosa come viene ventilato dagli ecologisti che periodicamente lanciano campagne contro l’uso del diserbante, ora colpevole di uccidere le lumache, ora di avvelenare sino ad ammazzare anche i cani che passeggiano nelle aiuole. Dall’azienda precisano: con la diluizione di 2,5 litri per ogni cento litri di acqua non ci sarebbe pericolo neppure bevendola. Se, invece, per assurdo il diserbante venisse bevuto allo stato puro al massimo provocherebbe un mal di pancia.

TESTIMONIANZE
…Fin dall'inizio abbiamo avuto problemi di intossicazione, nausea, giramenti di testa, debolezza, agitazione, a me capita di avere un fastidio alle ghiandole linfatiche del collo. Il fatto e che ancora adesso, dopo che ho sostituito una parte del terreno dell'orto, pensavo di avere risolto il problema e finalmente realizzare il tanto desiderato orto biologico, invece dopo avere piantato a novembre cipolle, agli, fave, piselli, adesso che li consumiamo non stiamo bene, notiamo un senso di pesantezza e una leggera nausea. Credo che anche il terreno nuovo che ho sostituito, (e una striscia di terreno separata da una fila di mattoni) a motivo delle piogge sia stato contaminato dal vecchio terreno. Ho letto da qualche che le molecole del Glifosate si degradano lentamente e rimangono nel terreno fino a tre anni, sottoforma di un metabolita chiamato AMPA acido aminometilfosfonico. In effetti ho notato che il terreno portato altrove e utilizzato per impiantare il nuovo prato non ha dato problemi, credo, però ho notato in alcune piantine di girasole nate spontaneamente, delle malformazioni. Inoltre anche degli alberi di limone e mandarancio che erano stati sfiorati all'epoca, diventando in parte ingialliti, danno dei frutti che quando li consumiamo danno gli effetti già illustrati. In conclusione ogni anno ho piantato degli ortaggi che sistematicamente ho distrutto dopo aver consumato i primi prodotti. In un'altra striscia di terreno dove ho sostituito il terreno alcuni mesi fà non ho problemi.
Per quanto riguarda il Glifosate ho chiesto alla ditta produttrice qualche chiarimento. Forse dovrei fare esaminare il prodotto, ma pare che sia costoso. Vedremo io sono intenzionato ad andare in fondo alla faccenda.

...bruciore alle mani, mal di testa e senso di malessere generale per giorni dopo aver raccolto delle penne di uccello nel parco giochi…

…I PRODOTTI A BASE DI GLIFOSATE SONO PERICOLOSI E, SEMPRE AMMESSO CHE VENGANO USATI CON I DOVUTI MODI E AVVERTENDO LA POPOLAZIONE , non possiamo impedire ai nostri animali e a quelli selvatici di venirne a contatto col rischio che chiunque di noi o nostro figlio, magari solo perché ha già dei problemi di salute , corra dei seri rischi in nome del decoro cittadino.

… L’ ENPA denuncia: strage di gatti per il diserbante

Glifosate? no grazie! Rodeo gold? è lo stesso


La sopravvivenza dell’umanità dipenderà dal nostro grado di competenza ecologica, dalla nostra capacità di comprendere i principi dell’ecologia e di vivere in conformità con essi.

Affinchè una situazione come questa divenga per tutti occasione per una vera passeggiata salutare e non un rischio inutile per la nostra vita, per la qualità dell’ambiente e per il patrimonio che lasceremo alle prossime generazioni.


Certo il decoro cittadino è un importante biglietto da visita ma la domanda finale è sempre la stessa:
DOVE VOGLIAMO ANDARE ?


Cosa vogliamo lasciare dietro di noi, la distruzione e l’inquinamento totale ?

Fermiamoci un attimino….e riflettiamo. Finché siamo in tempo.


glifosate - albero raggiunto dall'irrorazione sui binari ferroviari (2010)





glifosate - anomala moria di uccelli (2010)



glifosate - anomala moria di uccelli (2010)



2015 Utilizzo glifosate, CIVILIS Manfredonia: Provincia diffida ANAS



PER APPROFONDIRE

glifosate: nome commerciale

glifosate - nome commercale

glifosate: 2016 GLIFOSATE, MODIFICATO L’ELENCO DEI PRODOTTI

glifosate: 2016 Dal glifosato al dicamba, il nuovo pesticida di Monsanto in arrivo il prossimo anno. Già pronti anche sementi OGM resistenti all’erbicida

DICAMBA: il dicamba è una sostanza chimica risalente agli anni sessanta ma oggi inserita in un nuovo cocktail che è già stato definito neurotossico, causa di danni al sistema riproduttivo, portatore di rischi di malformazione del feto, al fegato e i reni, tossico per gli uccelli e le specie acquatiche, motivo di percolazione nelle acque sotterranee.
Fratello del glifosate, mandato in pensione dopo 40 anni di massiccio impiego (non per gli effetti collaterali,  poco considerati dai politici e dalle amministrazioni, ma per un motivo molto più banale: il suo impiego non era più così redditizio perché il brevetto è decaduto da qualche anno ), come i suoi predecessori, oltre alla tossicità e i danni ambientali, impone necessariamente l'utilizzo di semi brevettati allo scopo.

Tra i nomi commercali Mondak 480


Glifosate è il principio attivo ma in vendita lo si trova con nomi commerciali:
sygenta catalogo 2019






giovedì 14 febbraio 2019

W IL MADE IN ITALY

W IL MADE IN ITALY

Cina, clonate cinque scimmie per diventare insonni



Ammetto che deve proprio essermi sfuggito qualcosa. Ero rimasta che il ministro Centinaio si stava battendo per la tutela dei buoni prodotti taliani e che il mondo condannava gli uomini che giocano a fare Dio, inorridendo per la clonazione delle 5 scimmette insonni, e poi leggi:

 

 Italia-Cina: firmato memorandum CREA-HUST per la ricerca in sviluppo rurale 

 

stretta di mano fra Parlato  e D'Ascenzo

 

Agricoltura, agroindustria, pesca e foreste. Ma anche sviluppo rurale e ricerca economica sono al centro della convenzione siglata oggi fra il CREA e l’HUST, Huazonhong University of Science and Technology – School of Life Science and Technology, rispettivamente nelle persone di Salvatore Parlato, Presidente del CREA, e Jianfeng Liu, Vice Preside di HUST, l’organizzazione no profit di ricerca cinese.  L’accordo, della durata di 5 anni, nasce nell’ambito dell’accordo di cooperazione già sottoscritto dal CREA con l’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) NEUROMED con l’intento di favorire l’attuazione di programmi di ricerca e di sviluppo mirati e legati al settore agroalimentare, della nutrizione e della salute in Italia e Cina, incentivando il trasferimento tecnologico e la diffusione dell’innovazione nei settori più strategici. In quest’ottica verranno promossi progetti e iniziative congiunti, scambio di informazioni e di specialisti, introduzione di nuove tecnologie, azioni di formazione e comunicazione, per favorire e rafforzare la cooperazione sia fra le due Istituzioni sia fra i due Paesi coinvolti.  Un Comitato di Coordinamento congiunto è incaricato, inoltre, di supervisionare le diverse iniziative. Sono stati designati per il CREA il prof. Michele Pisante (consigliere d’amministrazione e Ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università degli Studi di Teramo), mentre per HUST il Prof. Nicola D'Ascenzo e il Prof. Qingguo Xie (Huazhong University of Science and Technology - School of Life Sciences and Technology, Wuhan, China).  

Roma 13 febbraio 2019

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Dunque fatemi capire: il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo farà ricerca in campo medico attraverso una stuttura  convenzionata col sistema sanitario italiano e un'università di ricerca cinese? Tralasciando le figure coinvolte e partendo dal presupposto che gli  attuali alimenti e tecniche di  produzione sono sicuri perchè già controllati e certificati a nostra tutela (da paranoici complottisti anche solo dubitarne), per il futuro chi valuterà i risultati, i protocolli e le metodologie di questa ricerca?


Come risaputo le autorizzazioni alla commercalizzazione di nuove sostanze vengono date in base all'assenza di eventuali criticità nella documentazione scientifica presentata dai produttori e, in questo processo, non vengono presi in considerazione  studi indipendenti.

Negli ultimi anni è stato contestata all'Efsa una mancanza di indipendenza a fronte di scandali denunce e pressioni da parte di industrie chimiche . L'Efsa rassicura che la valutazione scientifica delle sostanze attive viene effettuata da funzionari pubblici dell'Unione Europea e, nel caso delle singole nazioni da esperti nominati dai ministeri competenti. Funzionari quindi pagati con fondi pubblici e il cui mandato è unicamentequello di tutelare la salute dei cittadini.
Ma se questi "esperti", questi "funzionari" sono anche i creatori delle nuove sostanze o dei metodi di produzione?

In Europa vige il principio di precauzione per ogni nuova sostanza, ma, dal 2016, a questo si è affiancato il principio di innovazione, in base al quale, in assenza di prove certe sulla pericosità (e qui ritorniamo agli studi che vengono presi in consderazione), in nome del progresso si ottengono autorizzazioni anche su precedenti rifiuti.



                                                                 PER APPROFONDIRE

lunedì 11 febbraio 2019

CIMICE ASIATICA & VESPA SAMURAI


HALYMORPHA HALYS o CIMICE ASIATICA  (Museo di Storia Naturale di Venezia)




 

Halyomorpha halys, conosciuta come cimice asiatica, appartiene alla famiglia dei Pentatomidae ed è originariamente diffusa in Cina, Corea, Giappone e Taiwan.
Diffusione nel mondo. Negli ultimi decenni questa specie si è insediata al di fuori del suo areale originario, colonizzando l’America Settentrionale e vari stati Europei a seguito di introduzioni involontarie; l’espansione e la naturalizzazione della specie su nuovi territori sono tutt’ora in atto. H. halys è facilmente soggetta al trasporto passivo ed è stata occasionalmente intercettata nel mondo sia in epoche precedenti a quella del suo effettivo insediamento (ad esempio in Canada nei primi anni, nel 1993), sia in aree dove non risulta ancora insediata, come Australia e Nuova Zelanda.  n Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

Per quanto riguarda il ciclo biologico la cimice attraversa 5 stadi di sviluppo nei quali passa da una colorazione di colore rosso-giallastro con striature nere fino ad assumere progressivamente l'aspetto marmorizzato tipico dello stadio adulto. Nei paesi di origine riesce a compiere diverse generazioni all'anno (4-6); nelle zone più fredde le generazioni scendono fino ad una, in Italia se ne hanno in genere due. In autunno gli insetti adulti si aggregano per svernare in ripari di vario tipo (compresi magazzini e abitazioni,creando fastidiose infestazioni degli ambienti domestici). Terminato l'inverno, in aprile-maggio, gli insetti si portano sulla vegetazione dove si nutrono e si accoppiano. In giugno-luglio, le femmine depongono le uova agruppi di 20-30, preferibilmente sulla pagina inferiore delle foglie. L'insetto raggiunge lo stadio adulto in agosto-settembre. Nella nativa Asia è nota per provocare occasionalmente gravi danni a frutteti e piantagioni di legumi










Come ben sa chiunque ci abbia avuto a che fare, le cimici, quando si sentono in pericolo o vengono schiacciate, secernono una sostanza maleodorante. Utilizzata come arma di difesa  contro i predatori, pur non essendo nociva, rende sgradevole e immangiabile qualunque frutto o vedura che ne viene a contatto .

CURIOSITA':
 Il coriandolo, spezia dalle mille vrtù è detto anche erba cimicina poichè fino alla maturazione rilascia lo stesso sgradevole odore.

In data 08 ottobre 2014 il dipartimento Arpat di Pisa ha ricevuto alcune segnalazioni per maleodoranze assimilabili al tipico odore che viene emanato dalle cimici schiacciate. Dalle valutazioni effettuate è stato possibile identificare come “Coriandolo” o volgarmente detta “erba cimicina “ il tipo di erba presente sui terreni agricoli, la stessa erba una volta tagliata emana per sua natura un odore sgradevole di cimici schiacciate 
.



Esistono vari tipi di cimice e la cimice ASIATICA è facilmente confondibile con la comune rhaphigaster nebulosa


RHAPHIGASTER NEBULOSA
CIMICE ASIATICA


Riconoscimento. Nonostante la provenienza esotica, infatti, H. halys è una specie poco appariscente e di aspetto non caratteristico, confondibile con specie native delle nuove aree di insediamento. In Italia e in Europa, in particolare, è molto simile all’ampiamente diffusa Rhaphigaster nebulosa. I caratteri diagnostici che più facilmente permettono di distinguere le due specie sono la presenza di una lunga spina ventrale in Rhaphigaster (assente in Halyomorpha) e, nei giovani, la presenza di dentelli sul margine del torace di Halyomorpha (assenti in Rhaphigaster).

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/


In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/
In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/
In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/
In Italia. La prima documentazione della specie in Italia è avvenuta nel Modenese, nel settembre 2012, quando venne casualmente riscontrata in una raccolta di insetti studentesca. Negli anni successivi la specie si è ampiamente diffusa in Pianura Padana, interessando tutte le regioni del nord (apparentemente ad eccezione della Valle d’Aosta) e dando talvolta origine a massicce pullulazioni.

http://msn.visitmuve.it/it/ricerca/schede-tematiche/specie/cimice-asiatica-halyomorpha-halys/

Dal 2008 al 2013 era stata inserita nella lista d'allerta dell'EPPO per l'elevato livello di danno rlevato nei Paesi in cui si è diffusa, poi rimossa da questo elenco.

 Nemici naturali delle cimci sono:
- vespe
- calabroni
- mosche
- rane
- ragni
- uccelli (in particolare le cince -nemiche anche della processionara- e i codirossi)
- mantidi religiose.




 Utile può essere piantare bulbi d'aglio tra le nostre piante di casa.






In Italia da qualche anno si sta facendo ricerca sugli antagonisti di questa cimice e e se nel 2016 Pio Federico Roversi, ricercatore del Crea sosteneva che "I predatori della cimice asiatica in natura si nutrono anche di altre specie. Importandoli in Italia correremmo dunque il rischio di creare ulteriori problemi", 

2018 cimici e vespa samurai 




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20 DICEMBRE 2018

E' stato presentato il piano triennale del CREA.
Tra le atre cose sono previsti nuovi poli di ricerca che, sulla carta, sembrano un'ottima cosa, ma, come già sotenuto, dove controlato e controllore , dove chi rileva un problema, lancia allarmi e propone soluzioni  sono un unica figura, i dubbi, come ci insegna la storia, sono leciti.

Il CREA ha avviato la realizzazione di due Laboratori da Quarantena, uno a Firenze per il controllo di Insetti-Acari-Nematodi e uno a Roma per il controllo di Virus-Batteri-Funghi. I due laboratori opereranno in sinergia tra loro e in stretto rapporto con la struttura del Servizio Fitosanitario Centrale del MIPAAFT e con i Servizi Fitosanitari Regionali, per assicurare un tempestivo supporto diagnostico, essenziale per circoscrivere i fenomeni. Inoltre, per aumentare e rendere sempre più disponibile il patrimonio di conoscenze, saranno avviate piattaforme integrate ed evolute in grado di identificare e contrastare le frodi alimentari, assicurare la certificazione delle sementi, facilitare il miglioramento genetico, fornire modelli di analisi, sviluppo, previsione e valutazione d’impatto sia quantitativi che qualitativi. Senza dimenticare l’innovazione, con la creazione di due Tecnopoli dedicati, uno a Lodi (su zootecnia, sementi, foraggi e bioenergie) e uno a Monterotondo (su economia circolare, agricoltura e zootecnia digitale, recupero e gestione biodiversità); a Rieti, invece, nascerà il Centro nazionale di agricoltura digitale.

Uno dei primi nemici contro cui si combatterà sarà la cimice asiatica (altro nemico che il Crea sta combattendo è la XYLELLA )




13 GIUGNO 2019

Approvata in Senato la risoluzione che impegna il Governo a dare la massima priorità alle misure legislative per valutare le potenzialità di Controllo biologico ed effettuare una corretta Valutazione dei rischi ambientali per l’introduzione della Vespa samurai (Trissolcus japonicus), allo scopo di contrastare il flagello della esotica Cimice asiatica, che tanti danni sta provocando all’agricoltura italiana.


LUGLIO 2019
La Coldiretti  ha dato il via libera all'utilizzo della vespa samurai. Si tratta di una decisione presa con l'entrata in vigore, in Gazzetta Ufficiale, del decreto 5 luglio 2019 n. 102 che legalizza l'immissione sul territorio italiano di specie e popolazioni non autoctone capaci di contrastare la diffusione di insetti alieni come la cimice A renderlo noto - al Salone internazionale del biologico e del naturale (SANA) - è stato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Sempre Prandini ha poi chiesto un incontro con il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che dovrà autorizzare l'immissione in natura delle vespe su richiesta delle regioni.

OTTOBRE 2019
21 ottobre 2019 a Ferrara il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha affrontato una problematica che sta mettendo a dura prova l'agricoltura: la cimice asiatica. "Stiamo lavorando nella legge di bilancio dove c'era un fondo di solidarietà che non era stato finanziato l'anno scorso. Noi mettiamo 80 milioni di euro, 40 milioni per il 2020 e 20 milioni l'anno per gli anni successivi", ma si cercherà di "incrementare ulteriormente" lavorando anche col Parlamento. Così la ministra ha fatto il punto in uno dei territori più colpiti dall'insetto 'alieno' 


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Il CREA è in prma linea nella lotta contro il "flagello" cimice asiatica:
- Si è occupato dell'individuazione e del monitoraggio del problema cimice asiatica.
- Ha sviluppato il progetto di lotta contro questo "flagello" studiando l'impatto ambientale dell'introduzione della vespa samurai

Nell’ambito di “PROTEZPIANTE” il CREA-Difesa e Certificazione, previa acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni internazionali, nazionali e regionali, ha introdotto nel 2018 in condizioni di quarantena Trissolcus japonicus dagli USA avviando test di Laboratorio per verificarne potenzialità e impatto ambientale.

-  Sta portando avanti la riproduzione della vespa samurai nei suoi laboratori e si occuperà della sua diffusione.


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 La storia recente ci ha insegnato (o, almeno avrebbe dovuto farlo) che l'introduzione di nuove specie di animali * si sono poi rivelate ua pessima mossa. Mi auguro non si debba presto rimpangere tale scelta e che questa vespa parassita non condanni a morte altri insetti importanti per il delicato equilibrio ambientale che la moderna agricoltura ha creato, diventando, a sua volta, il futuro "flagello". 

 



 *
Numerose sono state le specie non autoctone introdotte sul territorio italiano. Uno dei casi più emblematici sono i CINGHIALI
Fino agli anni sessanta i cinghiali non costituivano un particolare problema, poi sono stati introdotti, per la caccia, esemplari dai Carpazi, più grandi, resistenti e prolifici. Come non bastasse vennero anche incrociati con i comuni maiali

 Le immissioni di specie originarie del nostro Paese effettuate con esemplari appartenenti a popolazioni non indigene, oltre a causare l’irrimediabile perdita di biodiversità a livello genetico, hanno interferito pesantemente anche sul loro adattamento locale. Il caso più emblematico è quello del cinghiale dell’Italia centrale e meridionale. Un tempo questo animale era di dimensioni più modeste, meno fecondo e meno vorace di quanto lo sia oggi, ed il suo impatto sull’ambiente era minore. La conservazione dell’integrità genetica del nostro cinghiale avrebbe forse limitato gli ingenti danni all’agricoltura e gli aspri conflitti di interesse che tanto complicano la gestione di questa specie, spiacevoli conseguenze dei ripetuti incroci effettuati con esemplari originari dell’est europeo.














29 marzo

 Quanto  tempo sprechiamo dietro ai soldi e in un attimo ti accorgi che tutto il denaro del mondo non potrebbe ridarti quello che hai perso....