Volete avere in casa una rigogliosa pianta di sedano? Niente di più semplice!
Prendete il cespo di sedano comprato al supermercato (meglio se ben sviluppato), tagliate i vari gambi all'altezza della punta delle foglie interne (circa 7-10 cm dalla base) e mettetelo in un barattolo con dell'acqua.
Ora non vi rimane che aspettare un po' di giorni avendo cura che riceva abbondante luce naturale e che il sedano non assorba tutta l'acqua.
Quando le piccole radici hanno raggiunto almeno 2-3 cm, e, personalmente, aggiungo in fase di luna crescente, è ora di mettere la nuova pianta nel suo vaso. Poichè il sedano non è decorativo ma alimentare, abbiate cura di utilizzare una terra priva di sostanze tossiche.
Per i primi tempi bisogna bagnare frequentemente in modo che la terra rimanga sempre umida.
I risultati non tarderanno a farsi vedere e la vostra pianta di sedano comincerà a crescere.
P.S.
Questo procedimento funziona anche con altre verdure
il Crea, sempre più, si pone come unico riferimento scientifco, di informazione ed orientamento.
L'antica
saggezza popolare ci insegna di "non chiedere mai all'oste se il suo
vino e buono" e noi siamo sicuri che questo "monopolio a 360°" sia
positivo? Siamo sicuri che, nonostante l'ingente investimento in ricerca
e sviluppo per un'agricoltura sempre più intensiva ed industrializzata,
la formazione, l'informazione e l'orientamento degli operatori del
settore siano realmente obbiettivi?
Ricordate il gran parlare di grano di un paio di anni fa?
OTTOBRE 2018
Studio
CREA pubblicato su "Scientific Reports": le varietà
antiche e moderne di grano duro hanno la stessa capacità simbiotica
di assorbire nutrienti dal suolo.
Poco
importa il significato di “capacità simbiotica”.
Poco
importa che gli studi su una pianta condotti in laboratorio non hanno
molto a che fare con la realtà fatta di tante variabili e dalla
composizione diversa dei terreni a seconda della zona (al di là dei
protocolli di ricerca).
Poco
importa tutto questo: la notizia viene lanciata dal Crea, ripresa
dall'Ansa e riportata da media e social, seguendo l'iter
dell'informazione fatta di titoli o poco più.
Mentre
si continua a sorvolare sulla coincidenza dell'incremento di
intolleranze al glutine con l'introduzione di nuovi grani che, per
caratteristiche e contenuto, rispondono alle esigenze della coltura
intensiva e dell'industria, concentrando investimenti sui prodotti
del redditizio mondo gluten free, il Crea sta portando avanti studi
che giustifichino ed avvallino queste scelte.
"Un
team di ricercatori del CREA, del centro di Cerealicoltura e Colture
industriali, ha studiato l’interazione fra 4 importanti fattori della
panificazione (genotipo di frumento, tecnica di macinazione, agente
lievitante e tipo di cottura) e le proprietà chimiche, fisiche e
organolettiche del pane, precisandone il ruolo nel determinare sapore ed
odore. Ne è emerso che ciò che influenza in maniera decisiva il
prodotto finale è il tipo di macinazione (pietra piuttosto che
cilindri), seguita dagli altri fattori (varietà impiegata, tipo di
lievitazione, cottura). Contrariamente a quanto comunemente si pensa, il
genotipo grano antico o grano moderno risulta apprezzabile solo nel
determinare l'aspetto e la consistenza della crosta e della mollica.
L’agente lievitante (lievito di birra o pasta madre) ha effetto
principale sull'alveolatura e sull'odore, mentre la cottura (forno a
legna o a gas) ha un ruolo marginale. Sono, quindi, le tecniche di
lavorazione della granella e degli impasti a rendere di fatto il pane
veramente profumato e gustoso. In tal modo, lo studio CREA, pubblicato
sui Scientific Report
di Nature, destituisce di fondamento la convinzione che il pane di
grani antichi, rispetto a quello di grani moderni, abbia un sapore o un
odore migliore."
- CREA unico partecipante italiano alla ricerca internazionale sul grano durata 13 anni e appena pubblicata su “Science”.
In Italia il grano tenero è una importante coltura con profonde radici
storiche. ... il miglioramento genetico del frumento tenero è stato per
molti decenni una priorità per la ricerca e l’industria sementiera
italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una forte
perdita di competitività nel settore del frumento tenero in Italia e nel
2018, stando agli ultimi dati, la produzione nazionale ed europea ha
subito una forte riduzione a causa del clima sfavorevole, conseguenza
dei cambiamenti climatici globali. “Le nuove conoscenze sul genoma del
frumento tenero ed il fatto che il CREA sia parte di questa iniziativa –
afferma Luigi Cattivelli, coordinatore CREA dello studio - possono
fornire l’occasione per rivitalizzare il comparto tramite collaborazioni
pubblico-private che consentano di trasferire le più avanzate
conoscenze genomiche in nuove varietà resistenti alle malattie, più
efficienti nell’uso delle risorse e più produttive. Un’azione
indispensabile per un’agricoltura nazionale sostenibile capace di
produrre alimenti di qualità”-
-
GRANI ANTICHI E CELIACHIA: STUDIO CREA, UNIMORE E UNIPARMA - È proprio
vero che i grani antichi sono meno tossici dei moderni per i celiaci? E
che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici
(amido resistente e fibre)? L’incremento dei casi di celiachia può
essere, quindi, una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel
secolo scorso? Lo studio Per dare risposte scientificamente valide a
queste domande, un team di ricercatori del CREA Cerealicoltura e Colture
industriali (sede di Foggia), delle Università di Modena e Reggio
Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento
duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici
ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”,
finanziato dal Fondo di Ateneo dell'Università di Modena e Reggio Emilia
per la Ricerca 2015, ha confrontato 9 grani antichi, diffusi
maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al
1960 (e considerati ormai obsoleti), con 3 grani moderni, sia per quanto
riguarda la celiachia sia per il contenuto di amido resistente. Lo
studio è stato appena pubblicato sulla rivista Food Research
International. La sperimentazione I campioni paragonati sono stati
coltivati e raccolti presso il CREA nelle stesse condizioni sperimentali
di campo, per poi essere macinati. Lo sfarinato integrale così ottenuto
è stato sottoposto a digestione in vitro dall’Università di Modena e
Reggio Emilia. I peptidi (ossia i frammenti di proteine) che ne sono
derivati - in particolare quelli responsabili della risposta immunitaria
che caratterizza la celiachia - sono stati analizzati, dall’Università
di Parma, mediante cromatografia accoppiata alla massa (UPLC/ESI-MS),
una tecnica che permette, appunto, di separare, identificare e
quantificare i peptidi. Per quanto riguarda le componenti prebiotiche,
in particolare per l’amido resistente, sulla base di uno screening
iniziale effettuato su ciascun campione macinato, il CREA ha selezionato
un grano antico ed uno moderno, caratterizzati da valori contrastanti
per quantità di fibra e/o amido resistente, ed è stata prodotta la pasta
da ciascuno di essi, a diverse condizioni di essiccamento. Su ogni
tipologia di pasta così ottenuta è stato valutato dal gruppo
dell’università di Reggio Emilia l’amido resistente, prima e dopo la
cottura. I risultati Partendo dal presupposto che nessun celiaco possa
assumere prodotti derivanti da grano, segale, farro, orzo e avena, dallo
studio è emerso che i grani antichi sono caratterizzati da una maggiore
componente proteica e rilasciano una maggiore quantità di peptidi
scatenanti la celiachia rispetto ai moderni. Per cui, anch’essi devono
essere esclusi dalla dieta dei celiaci. In aggiunta, nessuna differenza
sostanziale è stata riscontrata per quanto riguarda il contenuto di
amido resistente dopo la cottura della pasta, quindi non sembra esserci
un potenziale prebiotico in più nei grani antichi. “Sebbene l’indagine
sia stata condotta su un numero limitato di genotipi – afferma Donatella
Ficco coordinatore del team CREA - rappresenta un importante contributo
di conoscenza su un argomento molto dibattuto, su cui il consumatore fa
fatica a distinguere la moda dalla scienza e in cui spesso, purtroppo,
la disinformazione regna sovrana, a danno del portafoglio e della
salute”-
Altro prodotto principe italiano è l'uva e il CREA è in prima linea con nuove varietà, sempre frutto di brevetti
Accordo CREA-Nu.Va.U.T per la produzione di nuove varietà di uva da tavola
Nu.Va.U.T.è il primo consorzio italiano di aziende che investe nella ricerca pubblica e in particolare nel settore dell’uva da tavola. Il CREA ha puntato sullo studio di nuove uve con e senza semi, raggiungendo risultati che hanno attirato l’attenzione di operatori della produzione e della commercializzazione pugliesi e italiani, i quali per sostenere tale studi, si sono consorziati. Sono state messe a punto oggi le prime 12 nuove varietà testate nelle diverse aziende di produzione per poter meglio studiare le tecniche di produzione, il tutto con la collaborazione tecnica dei ricercatori del CREA e agronomi delle aziende Nu.Va.U.T. Protagonisti di questo accordo: Salvatore Parlato, presidente CREA; Riccardo Velasco, direttore CREA Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia; Alessandra Gentile, vicepresidente CREA e ordinario di Colture arboree Università di Catania; Giacomo Suglia, amministratore unico Consorzio Nu.Va.U.T.; Donato Antonacci, già direttore CREA Viticoltura ed enologia – Turi (Bari)
NASCE IL Progetto BIOFOSF per far fronte al problema della rilevazione di fosfiti nel biologico
.Il progetto biofosf da anni si sta occupando dell'emergenza fosfti nei prodotti biologci.
Il frequente rilevamento di fosfiti nei prodotti ortofruttcoli biologici italiani (uva da tavola, pomodori, patate, ecc.) sta comportando un notevole "danno all’immagine" del settore - BIOFOSF Coordinatore di progetto: ALESSANDRA TRINCHERA
Nonostante
i luoghi comuni, biologico non vuol dire "assolutamente naturale", al di là delle definizioni dei prodotti che vengono
utilizzati in questo tipo di agricoltura. Ricordando che, fino a non
molto tempo fa, anche il glifosate era una sostanza ammessa nel
biologico, interessante per uteriori spunti di ricerca è l'articolo
sulla decisione spagnola del 2014 di proibire la
commercializzazione del fosfito/fosfonato di potassio come concime.
Mi
auguro che le future analisi non siano dettate da quei protocolli che
attestano l'assenza di sostanze nocive solo perchè la ricerca
viene fatta in modo parziale, visto il non essere esenti da
conflitti di interessi.
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CREA Difesa e Certificazione potrà autorizzare novità vegetali
L’autorizzazione consentirà, sia di effettuare prove per conto del CPVO, per ottenere il titolo di protezione comunitaria di nuove varietà di tali specie, sia di utilizzare a questo scopo, i risultati delle prove descrittive effettuate dal Centro ai fini dell’iscrizione al registro nazionale, con considerevoli vantaggi economici e riduzione dei tempi per i costitutori.
che equivale a nuovi brevetti con conseguenti guadagni, il tutto senza un vero controllo a nostra tutela.
IL MIPAAFT porta avanti, attraverso gli enti che ad esso fanno capo, diversi progetti, tra cui:
PROGETTO BRESOV
Il progetto BRESOV, che vede in prima linea l'Università di Catania con il suo coordinatore Prof. Ferdinando Branca, e Itaka Croup Solution,
fornitrice dell'azienda pilota di Santa Croce Camerina di "soluzioni
nuove, innovative, sperimentate in labortorio e portate al mercato", si
propone di migliorare la competitività di (broccoli, fagiolini e
pomodoro. Il progetto è finanziato dall' Unione Eiropea con 5,96 milioni
di euro per i prossimi 4 anni e coinvolge 10 paesi comuntari più Cina,
Tunisa e Corea del Sud.
La biodiversità che garantiva piante diverse adattate ai diversi tipi di terreni rendendole meno soggette a malattie e parassiti ha dovuto cedere il passo ad un uniformarsi delle sementi per legge. Una certificazione obbigatoria che è una tutela. Si, per chi? (Vedi patate)
Ultimamente stanno spuntando come funghi assocazioni e gruppi che promettono, a chi possiede semi e piante tramandate in famiglia da generazioni, di custodire questo tesoro, consegnandoglielo, e diffonderlo.
ATTENZIONE! ATTENZIONE! E ancora ATTENZIONE!
I cloni dei vostri semi, una volta brevettati, non saranno più i "vostri" semi, ma di proprietà di chi li ha registrati, con tutto quello che ne consegue!
Controllate chi avete davanti, accertatevi di dove e come verranno custoditi i vostri semi e, se decidete di accettare, fate in modo di avere qualcosa di scritto con valore legale che provi tutto quanto.
Se sono paranoica vi avrò fatto perdere del tempo e rallentato una bella inziativa, ma, se non lo sono, una parte di Madre Terra sarà ancora nelle vostre mani per le generazioni future.
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Come
può un ente che dimostra di puntare tutto su questa "rivoluzione
agraria" fatta di ricerca genetica e brevetti, tuelare e
dare davvero le giuste conoscenze ad agricoltori ed allevatori che
non vogliono per sè un'agricoltura 4.0, ma credono sia necessario un
passo indietro per noi stessi e per l'ambiente? Come può essere
obbiettivo e imparziale, con tutti gli investimenti ed
interessi in ballo, e fornire a quel consumatore finale, che vuole
poter scegliere cosa portare a tavola, un'informazione vera?
Come può questo ente avere in mano il controllo su se stesso in due
campi così diversi senza che nascano, anche in buona fede, conflitti
di interesse che vanno a discapito dei nostro diritti di conoscenza e
scelta?
Un
tempo si ci rivolgeva alla Chiesa e ai suoi rappresentanti, detentori
della verità assoluta e, complice il divieto della lettura delle
Sacre Scritture, non si metteva in dubbio il delegare il potere sulla
propra vita. Per chi non ubbidiva ciecamente osando dubitare e
contraddire c'era il rogo.
Cambiano i tempi, cambiano gli abiti, ma l'umanità non cambia molto
E come nella favola del re è nudo, si
finisce col vedere bene una rotoballa nella pubblicità del Mulino Bianco e
non vedere pìù che questa innovazione ha portato a nutrire gli animali
con pessimo fieno perchè se un tempo si rispettavano i tempi di taglio e
una conservazione migliore possibile, oggi, dovendo dipendere, senza
alternativa, da grossi e costosi macchinari per il confezionamento e il trasporto, questo viene ritirato anche umido, compresso nelle
rotoballe e lasciato alle intemperie o ammassato malamente (quando ancora la materia prima non è stata sostituita con monocuture di erbe, meno nutrienti, ma più "lavorabili"). Micotossine e
muffe a parte che entrano nell'alimentazione animale (ma tanto sono previsti trattamenti sanitari e additivi nei mangimi...), questo progresso ha portato a non poter più essere indipendenti
e ad arricchire chi c'è dietro a questi macchinari. Ma tranquilli: ora
si fa a gara per lo sviluppo di "profumi" con cui trattare il
fieno dei piccoli animali di casa e ricordarci l'odore di quello buono, sempre
più raro.
ROTOBALLE peso dai 3 agli 8-10 quintali
BALLE rettangolari - fieno meno pressato - peso 20-40 kg
Si
dice che dietro le quinte di ogni società ci siano "mostri dormienti,
rossi di zanne e artigli" che non aspettano altro che uscir fuori e
annientare la società con la loro cupidigia ed avarizia. I libri di
storia sono pieni di esempi simili. Coloro che si muovono nelle ombre
del potere spesso vedono il mondo in maniera differente rispetto al
resto delle persone. Dove noi vediamo sofferenza e bisogno, loro vedono
opportunità di profitto. Dove noi vediamo indivdui, loro vedono tabelle,
statistiche e "masse", persone sacrificabili e che possono essere
manovrate come pezzi degli scacchi.
Mai come in questo periodo si rischia di essere accusati e doversi difendersi se non si segue la scia tracciata da media e social dove regnano haters e troll. So bene che non sarò immune nemmeno io a tutto questo, ma lascio il gioco al massacro a chi vorrà farlo.
Ho deciso di scrivere questo post non per difendere l'operato del ministro Salvini o per divulgare l'esperienza che non ho su un fenomeno tanto grande e complicato, un fenomeno che coinvolge aspetti umanitari, politici ed economici (il dittatore Marcos, con la legge promulgata nel '74 per arricchire le casse statali favorendo l'immigrazione, era solo un principiante)
Ho deciso di scrivere questo post solo per dare una piccola "spolverata" alla memoria di una fastidiosa ipocrisia,
A seguire un piccolo campione di notizie che non hanno avuto tanto risalto nè la schiera di paladini dei diritti umani che spero si batterà sempre contro le ingiustizie per rendere migliore il nostro Paese.
Migranti, i costi dell’accoglienza: 35 euro al giorno (45 per i minori)
Tristissima la situazione di chi si trova, suo malgrado, in mezzo a diatribe che spesso e volentieri, anche dove regna la buona fede, finiscono col far perdere di vista le singole persone.
Amara la constatazione che nessuno ha messo sul tavolo quale sarebbero stati la meta e il futuro di questi profughi se non ci fosse stato tanto clamore.
P.S.
Stando a quanto riportato dai media, le persone al centro di questa vicenda sono di origine eritrea.